— Questo? — disse la zitella soffermandosi — è vostro?

— Sì — rispose la donna.

— Non lo volevate vendere?

— L'ho portato solamente per provare. Più degli altri avrebbe avuto bisogno di essere venduto ma.... io non ho voluto esporlo, avrebbero forse riso, lo avrebbero schernito poverino, è un infelice. — E alzandolo su lo mostrò in piedi. — Era gobbo, mostruosamente gobbo. — È nato così. Oh! Avrebbe bisogno lui di trovare protezione, noi siamo dei poveri contadini, e in casa c'è pane solo per chi può lavorare, lui forse non potrà....

La donna parlava profondamente amareggiata, aveva vedute vendere tante belle teste ricciute, andare incontro agli agi, alle ricchezze, aveva veduti i loro genitori riscuotere sacchetti d'oro.... — Qui vengono solo a cercare i belli e i sani.... —

La zitella accarezzava il fanciullo teneramente. La madre la guardò in maniera espressiva, le due donne si capirono.

— Mah!... — disse la zitella — poverino.... io cercavo una bambina....

— Ma glie lo darei per poco, è buono sa, tanto buono, si affeziona, e non si staccherebbe mai da una persona quando gli vuol vene.

— Ma io cercavo una bambina.... — Intanto qualcosa di fossilizzato a quel calore si disfaceva in lei e le veniva dolcemente agli occhi, alla bocca alle mani al cuore.... ad inondarla tutta: la sua maternità. L'amore per l'essere infelice, la cura per il meschino, la dedizione pietosa.... tutto un poema di tenerezza e di amore ella intravedeva. Oh! essere madre di belle e sane creature non era così grande come essere madre di un infelice.

— Glie lo darei anche per cinquecento lire — incalzò la donna.