— Oh! Maestà! Maestà!
— Tanto, uno più o uno meno, a voi che vi fa?
— Bisogna allontanarli tutti dal regno, bisogna far cambiare la guardia.
— Basta che me ne lasciate almeno tre o quattro eh? Se volete che le cose camminino, se no faccio baracca! Ve lo giuro io! — Poi rabbonendosi, quasi supplichevole — almeno.... almeno.... uno guardate, sono discreto, mi contento di uno, via siate buono maresciallino, uno solo, uno.... del quale forse.... sono così. E che da tante sere sempre ritorna, e vuole ritornare, sempre lui, il furfante, che animale Maresciallo!
— E conoscete il suo nome?
— Si chiama.... si chiama.... Gastone. È bruno, con delle enormi sopracciglia nere e i grandi occhi fieri e dolci, dove arriva quel ragazzo con quegli occhi.... e la faccia oblunga, e i denti bianchissimi, quando ride è bello come il sole. In queste ultime notti egli sempre volle ritornare ed io volli lui solo, e attende palpitante l'ora del segnale, e di giorno mi beo, insospettato a guardarlo, a fissarlo, quando è giù nel cortile a far la guardia, in fondo allo scalone....
— Ma egli nulla sa?
— Nulla, nulla povero bamboccione mio, nulla, e come potrebbe? Nulla ha compreso di chi abbia conosciuto. E guardate — alzò il capo fieramente il Re, aggrottando imperioso la fronte — guardate che se gli torcerete un capello solamente voi finite nel forno! Per il resto — continuò abbassando di tono. — Per il resto.... farò quello che voi vorrete.
Taceva il vecchio Maresciallo colla testa stretta fra le mani, incapace di trovare sul momento una via d'uscita dal groviglio.
— Mio caro Maresciallo, ne avete combinati tanti dei pasticci nella vostra lunga carriera, e io ne sono un bell'esempio, mi pare, coraggio, pensateci un pochino e ne troverete un altro senza dubbio che ci caverà tutti dall'impiccio.