I suoi capelli divennero biondi, morbidi, lucenti, ondulati, voluttuosi; i suoi occhi s'ingrandirono, le narici si colorirono, e le labbra, e i denti e il sorriso, divennero incanti di fascino e la persona tutta si arrotondò, incominciò ad agitarsi in movimenti di bellezza e di seduzione, come se una coscienza, un'anima, si fossero poco a poco risvegliate dentro di lei. E tutto questo con una grande infinita semplicità, con un'infantilità innata; diveniva bella allegramente sempre più gaia, sempre più buona.

I suoi compagni furono i giovani, i giovanissimi, quasi i fanciulli, amò.... le teste ricciute, immergere le sue dita bianche nei capelli folti di un bel ragazzo, le labbra appena appena ombreggiate, e gli occhi vivi, bramosi e inesperti. Fuggì l'uomo fatto, odiò Don Giovanni, i trucchi, la politica, gli accidenti in amore, i piani fatti, gli irresistibili.... niente niente di tutto questo. Cercava quello che c'era di più fresco e di più buono, gioendo di tutte le inesperienze, di tutte le follìe, ridendone fraternamente. Il piacere non era per lei che l'ultima fase di un bel giuoco da bimbi che precedeva un sonno tranquillo.

Ne amò di questi fanciulli? Forse più d'uno. Le ciarle, ahimè non mancarono: ve lo figurate un po' questo lurido mondo davanti allo spettacolo di così semplice e sana follìa? Le puntate? Le trovate di spirito?... Ma non la toccarono mai, il male non aderiva alla pelle di questa creatura privilegiata. Era un'anima divina. Nessuno come lei può mai avere compreso ed amato tanto la giovinezza, lei, miracolo di eterna giovinezza.

Ed eccoci al meglio. Noi dobbiamo ora discutere insieme quello che chiameremo il capolavoro di questa esistenza, il momento più bello. E siccome si tratta di un capolavoro sentimentale voi mi potete osservare che l'età del protagonista deve essere pericolosamente avvantaggiata, ma questo credetemi, non vuol dir nulla, non vedemmo noi artisti d'ogni genere produrre la loro opera massima a venti a trent'anni, come a sessanta o settanta? E non vi infusero i secondi come i primi la stessa vita? Gli stessi tesori di forza di sentimento di giovinezza come s'essi avessero generato la loro opera fuori del tempo? Micheline ha, è vero, cinquant'anni, ma il più acuto osservatore, il giudice più severo non può scuoprirgliene che trenta. Ella scherza, ride, ride rumorosamente, lunghe, limpide risate zampillanti di giovinezza fra la giovinezza, ma non ha mai amato davvero, o almeno non ha mai sofferto. Ha amato tutto e tutti, la vita ecco.

Dalla gaia combriccola che la circonda, dalle proporzioni perfette di questo quadro, qualche cosa esorbita dinanzi ai nostri occhi, qualche cosa che richiama più insistentemente, che si illumina di più, troppo; facendo piano piano oscurare il resto guastandone il divino organismo, l'armonia.

Micheline voi la vedete ora indugiarsi in lunghi colloqui, quelli che si chiamano colloqui ma che non sono altro che lunghi silenzi nei quali le parole smorzano di quando in quando l'ansia del tacere spasimoso, come riposi del troppo che si dice tacendo. Il suo bel volto si vela.... e si appanna la sua gaiezza.... Maurizio.... un bel bruno di venti anni che le si avvince per quella forza di facili sentimenti giovanili ancora informi mescolati fra loro. Vanità, desiderio, e ignoto, ignoto sopra tutto. Ma Micheline lo ama, lo ama davvero, si sente oramai lontana da tutti e vicina solamente a lui. Lo ama colla freschezza dei vent'anni ma con la forza dei suoi cinquanta. Ella ha cinquant'anni perchè li deve avere, se andasse dove nessuno la conobbe mai potrebbe avere la sua vera età. Ma tutti lo sanno attorno a lei, il tempo è inesorabile, e ne aspettano anelanti il dissolvimento giorno per giorno, la decadenza. Troppo ha pesato il suo avvallo sulla perfidia degli altri. Che vuol dire, se in una lotta miracolosa ella aveva vinto la sua stessa materia?

Una sera, questa strana fanciulla diceva:

— Maurizio, sono ancora bella?

— Tanto — ripeteva il fanciullo — tanto bella.

— Ma sono vecchia. Si vede, dimmi, dimmi profondamente sincero, sono vecchia?