Povera amica mia! Se lì mi avessero chiesto di comporre due parole per la sua sepoltura avrei scritto così: Qui fu sepolta una bella donna. Mi sembra che queste poche parole comprendessero tutto. Nella strana circostanza della sua morte invece non posso far nulla per lei. Se io fossi ammalato di necrofilia potrei recarmi qualche volta a farle lunghe visite al cimitero, intravedendola ancora, traverso la pesante pietra che la ricuoprirà, tale e quale ella era la mia povera amica, e illudendomi di andare ancora da lei. Se io credessi nell'altra vita come ce la descrivono i nostri buoni parroci potrei almeno ora imaginarla fra le turbe degli angioli del paradiso... ed ella dovrebbe stare così bene vestita da angelo.... Una tunica leggera e volubile come una nube, rosea, coi suoi bei capelli d'oro fermati dal cerchio d'oro lucido.... e il fascio di rose sanguigne sul seno, dalla parte del cuore... e gli stivalini.... Un angelo un po' troppo allegro, se vogliamo, un po' turbolento, ma che rialzerebbe dimolto il morale di tutta quella gente così monotona e sbiadita lassù.... Invece io non posso far nulla; se non penso al suo passato non la vedo più e mi sento cadere nel vuoto con lei. Chi mi dà la forza di vederla ancora se non con quella tunica nera, coi ricci d'oro, e il cerchio, e gli stivalini, e il fascio delle rose?... Io non riesco neppure a separarla da Fanny che pure vive.

Io non sono che un povero scrittore e non posso che servirmi di questa mia qualità per renderle un ultimo omaggio: commemorarla. Si fanno tante commemorazioni per degli orribili uomini che seminarono la terra della loro bruttezza, si può permettere ad un bravo giovinotto come me di scrivere qualche parola per una bella donna.

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Nacque.... ma già, che cosa c'importa di sapere dove nacque una bella donna? L'importante si è ch'ella nacque. La chiamarono Michelina; un nome veramente che la rimpiccioliva un poco, ma secondo la pessima abitudine glie lo avevano esotizzato, e la chiamavano tutti Micheline. Noi per questa volta soltanto sopporteremo lo storpiamento esotico, visto che nel caso nostro serve almeno a nascondere la deficenza del brutto nome imposto ad una bella donna.

Tratteremo rapidamente, con molta semplicità, la sua vita, soffermandoci, senza eccessiva importanza, nei punti più salienti.

Non ebbe una natura precoce, anzi, ebbe la caratteristica assolutamente opposta. Questo dato è essenziale, noi dobbiamo ricordarlo come cardine nella descrizione di questa vita. E allora sorvoliamo pure sulla sua infanzia; ci assicurano che non fu una bella fanciulla ma un tipo abbastanza comune. E sorvoliamo pure sulla sua adolescenza. A vent'anni la dettero sposa ad un conte campagnolo piuttosto maturo, e rimase con lui nella ricca sepoltura di una villa sontuosa per altri venti. Ella aveva quarantanni quando questo marito morì, e noi dobbiamo raggiungerla precisamente a questo punto. Come si fa presto non è vero a scrivere la vita di una bella donna? Eppure credetemi è una cosa simpaticissima, io la provo per la prima volta e ne sono tutto entusiasta.

Voi potreste ragionevolmente imaginare che la mia fatica sia pressochè al termine e mi guardate già con certa aria diffidente. Sento che state per farmi una domanda molto naturale: era bella allora? Ecco.... non era certo brutta.... ma non si poteva ancora dire ch'ella fosse già una vera bella donna. In campagna aveva tenuto una vita più salubre che elegante, aveva sempre vestito con semplicità eccessiva, quasi con trascuratezza, non si era mai saputa, dicono, vestire, pettinare; i suoi capelli erano belli sì, ma di un colore castano scuro poco appariscente.... la sua bocca poco colorita non risaltava sul pallore del viso, e gli occhi non vi si aprivano come due baratri infiniti. La sua figura alta, forse un po' secca, un po' dura.... Da tutti i dati da me scrupolosamente raccolti risulta insomma ch'ella fosse una bella donna sì, ma non di quella quasi eccezionale bellezza ch'ella fu poi. Voi osserverete senza dubbio, come posso io spiegare questo fenomeno e parlare di albori di bellezza in un individuo all'età di quarant'anni? Ma ve lo posso spiegare io questo? Sono io addentro nei segreti della natura? Questo fiore che potevamo considerare già appassito, prossimo alla seccagione, dobbiamo invece considerarlo un compattissimo bocciuolo, e assistere meravigliati al suo smagliante sbocciare. Io credo che tanto la bellezza femminile come la virile possano eccezionalmente rimanere latenti in un individuo, per svariatissime ragioni in attesa del loro naturale sviluppo. O natura forse, questa madre tanto bizzarra, non segnò sul suo libro quel tempo che certi beniamini sciuparono sulla cattiva strada? In ogni modo non prenderemo il nostro caso come la regola ma come l'eccezione di essa. Aggiungerò infine per documento comprovante la fedeltà delle mie parole che, quelli che la conobbero, assicurano essere rimasta questa donna quasi invariata dal giorno del suo matrimonio a quello della morte del marito avvenuta giusti giusti vent'anni dopo.

Non ebbe figli.

Micheline rimasta sola, abbandonò la campagna, venne ad abitare un bell'appartamento di città. Ah! Giova dire che durante il lungo periodo del matrimonio, essa fu la moglie più esemplare, la sposa più fedele, e badate che il marito era tutt'altro che un magnifico signore, e tutt'altro che una simpatica creatura: un uomo assai brutto, e molto rozzo.

Micheline diveniva bella bella bella. Qui incomincia il prodigio. Metteva fuori la sua bellezza giorno per giorno, ogni giorno, nel suo cammino sereno, sicuro, per andarsi a posare tranquillamente sulla cima più alta della bellezza femminile. Sembrava che questa donna avesse avuta la vita non simile ad una corsa tutta in lungo come le altre misere mortali di questa terra, ma come un viaggio di andata e ritorno, e che giunta ai quarant'anni dovesse poi contarne trentanove invece di quarantuno, per uscire nel nulla dalla parte opposta.