Ma.... alla morte non si sfugge, mia cara signora, nemmeno quando si ha la fortuna di poter risuscitare: Lazzaro non è più fra noi.

In quella stessa ora, in un'altra casa di quella stessa città, un uomo passeggia nervosamente avanti e indietro per una stanza; due fanciulli pallidi che sembrano gigli sbatacchiati dalla tempesta: — la mamma? la mamma? — domandano con un filo di voce.

L'uomo si morde il labbro inferiore aggrottando le ciglia, poi con una mossa rabbiosa, pestando un piede, trita fra i denti una parola secca: «morta!»

LE DUE FAMIGLIE

Quando la vedova del colonnello usciva per condurre a fare del moto la sua famiglia, intraprendeva invero una faccenda che a qualunque altra donna sarebbe riuscita molto difficile per non dire assolutamente impossibile. Ma questa donna avrebbe saputa sbrigare a dovere quella e ben altre faccende. Di mastodontica corporatura, bella ancora nella sua eccessiva robustezza, figlia della forte Romagna, nascondeva sotto il suo rigoglioso e virile aspetto, sotto la sua apparenza di burbera e intollerante, un immenso dolcissimo cuore, una grande anima aperta leale e generosa.

— Miei cari — soleva ripetere ai suoi amici — io vi vorrei vedere un po' al mio posto, uscire con cinque ragazze di questa specie! Traversare il centro di una città, passare sotto migliaia di occhi indiscreti, dinanzi a tutti gl'imbecilli che vi si parano sul cammino. Se fosse vivo quel brav'uomo del colonnello potremmo almeno dividerci la razione! E le ragazze hanno bisogno del moto come del pane quotidiano, hanno bisogno di luce, di aria, questi diavoli! Provate a tenere fermo il vostro ferro; esso vi farà la ruggine, volete ch'io lasci arrugginire una stirpe di tale specie?

Non sembra dunque ch'io conduca le puledre sul mercato? Non vi faccio questo effetto? Mi sembra. Può darsi ch'io equivochi. Pensate ch'io non posso neppure servirmi di una vettura pubblica, nossignore, per condurle fuori, via, all'aria aperta, a scavallare un po' queste bestiole; possono farsi strascicare per le strade sei donne a questo modo tutte sopra una vettura? Possono, dite voi? Per divenire la favola della città? Un carro simile? Per le strade della bella Firenze una biroccia carica di grazia di Dio come questa? Migliaia di imbecilli ci sventolerebbero i loro fazzoletti; non potendo più farci udire i loro ridicoli commenti. Fino a poco fa, vedete, la faccenda non era poi così complicata, ve ne erano delle bambine, ma ora sissignore, Valentina non ha che dodici anni e mi dà pensiero come le altre, s'ella non mi sembra già la più provocante di tutte nella sua fanciullezza. Noi marciamo due per due, sissignore, come le educande di Santa Dorotea.

Questa esuberante donna, facile ad esagerare anche nell'esprimersi, pure, quando parlava così non si può dire che esagerasse molto. Aveva cinque figlie la maggiore delle quali, Federica, non aveva ancora vent'anni; la seconda, Guglielma, diciannove; la terza Guida, diciassette; la quarta, Pietra, quindici; e l'ultima, Valentina, dodici.

Le prime quattro si rassomigliavano come gocce d'acqua, quattro belle creature bionde, rigogliose, dalle figure alte, morbide, slanciate, dai grandi occhi celesti, e con pronti e franchi sorrisi sulle labbra, anime aperte, allegre, sincere. L'ultima, Valentina, aveva invece dei bellissimi capelli neri, e grandi occhi azzurri pensosi, carni brune, ed era, nella sua candida espressione, un pochino triste, strano contrasto coll'eterna giovialità delle sorelle.

— S'io non fossi la donna che sono si direbbe che questa bella creatura non fosse di quel galantuomo. Si è mai visto gatte bianche partorire gatti neri? Suo padre voleva convincermi ch'essa è il ritratto della madre sua. Come due animali rossi hanno potuto mettere assieme questa creatura così nera? Sapreste voi dirmelo?