Questa vedova era stata, si vedeva ancora benchè prossima alla cinquantina, una magnifica donna, di quelle monumentali, dai lineamenti regali, dalla superba figura. Un felice impasto di popolo e di reggia. Il povero colonnello l'aveva conosciuta oramai vicina ai trent'anni e risoluta a non maritarsi più. In possesso di una grossa fortuna i pretendenti non le erano mancati; ma per il suo impetuoso carattere aveva sempre mandato sottosopra ogni cosa. Una volta fu chiesta da un giovine aristocratico, un po' melenso e timidiccio; mentre ella gli andava incontro a mano tesa e il giovine brancolava per portarsela alla bocca e baciargliela, la ragazza sentendo in quel cincischiare la sua mano prossima alla faccia dell'individuo gli assestò un così solenne ceffone, tanto istintivo, ch'ella si chiese poi come fosse partito dalle mani. Alle sue strette bisognava essere prevenuti; voi provavate, prima, il netto distaccamento del braccio dalla spalla, dipoi, sentivate come migliaia di formicole circolare al posto del braccio che non sentivate più. Anche le sue risate erano favolose, altri le chiamerebbe addirittura sconvenienti, superavano qualunque frastuono, ed uscivano limpide, metalliche, che rivelavano la sua contentezza, la serenità del suo cuore.
Col povero colonnello, morto di un colpo apoplettico quando Valentina aveva appena quattro anni, nei momenti della massima comunione, dopo avere più o meno amorosamente discusso o parlato, o altercato, di faccende o di opinioni, finivano con una stretta di mano, ugualmente mortale da ambo le parti, ma che dimostrava la reciproca stima dei due focosi esseri. Cosa molto rara fra marito e moglie.
Quando ella, risoluta a non maritarsi più, s'imbattè in quella buon'anima, allora capitano d'artiglieria, alle prime parole avute con lui — ecco il mio uomo — disse, si scambiarono la prima di quelle strette, s'intesero, si amarono.
— Tutti pretendevano un'unione piena di baruffe e senza prole, sissignori, io e quel valentuomo c'intendevamo come il pane col formaggio e per la prole eccovi, quale sorta di creature siamo stati capaci di mettere alla luce del sole! La gente di questo mondo non apre la bocca che per dire delle bestialità. Il pover'uomo era un santo! Che anima! Che sangue! Per tutti i diavoli, era un uomo, non s'incontrano più che degli scarabocchi! Bisogna ricorrere ai tempi antichi! Pure è morto senza avere la sua sodisfazione. Dio non è giusto, ogni volta ch'io era per partorire, egli, preparava segretamente un bel nome per un fanciullo, sissignore, che per cinque volte ha dovuto assestarlo a delle piscione come queste, oh, egli non si prendeva la bega di cercarne un altro, in ultimo capì, il baggiano, che c'erano anche le donne al mondo, per sua disgrazia, che bisognava trovare dei nomi a doppio uso. Queste ragazze portano dei nomi come i maschi! Oh! povero galantuomo, ti dò la mia parola, ti avrei dato un novello Garibaldi! L'infelice mi cadde addosso come un cencio mentre disputavamo da buoni amici, mi cadde nelle braccia fulminato, era nato per questo, si vedeva bene, la sua faccia era un vulcano, il sangue gli invadeva la testa di continuo.
***
Quando la vedova del colonnello ancora giovane e bella, rimase sola, molti le furono attorno a consigliarle un novello matrimonio. La sua situazione, per quanto ricchissima, era delle più scabrose, con tante figlie.
— Volete ch'io ricominci il mio lavoro? E dove troverei ancora una vena di quel sangue? Credete ch'io potessi vivere con una marmotta chicchessia? Mi credete incapace a trarmi d'impaccio con queste piscione? Vedremo se io sono una donna!
Si era levata d'impaccio a meraviglia, l'unico esercizio che le pesava era quello di condurle a spasso; ella lanciava occhiate furibonde a chi sottolineava il passaggio o con sguardi troppo indiscreti o con parole troppo lusinghiere.
— Ti sembrano bocconi per i tuoi denti, pezzo d'imbecille che non sei altro? — Aveva qualche volta alzato l'ombrello da sole, e da acqua, sulla testa di qualcuno.
— Io spero che le mie fanciulle non cadranno nelle mani di questi piccoli fiorentinucci.