[COMARE COLETTA]

— Saltella e balletta comare Coletta!
Saltella e balletta! —
Smagrita ricurva la piccola vecchia
girando le strade saltella e balletta.
Si ferma la gente a guardarla,
di rado taluno le getta denaro,
saltella più lesta la vecchia al tintinno,
ringrazia provandosi ancora
di reggere a la piruetta.
Talvolta ella cade fra il lazzo e le risa,
nessuno le porge la mano,
nessuno a soccorrerla viene.
— Saltella e balletta comare Coletta!
Saltella e balletta!
— La tua perucchina, comare Coletta,
ne perde il capecchio!
— E il bel mazzolino, comare Coletta!
Di fiori assai freschi!
Ancora non ànno lasciato cadere
il vivo scarlatto!
— Ricordan quei fiori, comare Coletta,
gli antichi splendori?
— Danzavi nel mezzo ai ripalchi
n'è vero, comare Coletta?
Danzavi vestita di luci, cosparsa di gemme,
coperta soltanto dai guardi malefici, vero?
— Ricordi le luci, le gemme,
le vesti smaglianti?
— Ricordi il tuo sozzo peccato?
— Tu sei maledetta, comare Coletta!
Vecchiaccia d'inferno!
— Saltella e balletta comare Coletta!
Saltella e balletta! —
Ricurva, sciancata, provandosi ancora
di reggere a la piruetta,
s'aggira per fame la vecchia rugosa,
trascina la logora veste pendente a brandelli,
le cade a pennecchi di capo il capecchio
fra il lazzo e le risa,
la rabbia le serra la bocca di rughe ormai fossa,
soltanto il mazzetto di fiori scarlatti
ancora le ride nel mezzo del petto.
— Saltella e balletta comare Coletta!
Saltella e balletta!


[A PALAZZO ORO ROR]

Nel mezzo a la notte, ogni notte,
la veglia incomincia a Palazzo Oro Ror.
In riva a lo stagno s'innalza il Palazzo,
soltanto lo stagno lo guarda perenne e lo specchia.
Già lenta l'orchestra incomincia la danza,
la notte è profonda.
Comincian le dame che giungon da lungi,
discendon silenti dai cocchi dorati:
Dei ricchi broccati ricuopron le dame,
ricuopron le vesti cosparse di gemme i ricchi broccati,
finissime gemme,
topazi ametisti.
Finestra non s'apre a Palazzo Oro Ror,
soltanto la porta a la sera
pel passo a le dame.
In fila infinita si seguono i cocchi dorati,
discendon le dame silenti ravvolte nei ricchi broccati.
Soltanto lo stagno ne specchia l'entrata
e l'oro dei cocchi risplende ne l'acqua estasiata.
L'orchestra soltanto si sente,
si perde il lentissimo suono
confuso fra muover di serici manti.
La veglia ora è piena,
di fuori più nulla si vede.
Silenzio.
Un cocchio lucente che ancora in lontano risplende,
s'appressa più ratto del vento
e rapida scende la dama tardante,
se n'ode soltanto leggero frusciare del serico manto.
Il cocchio ora lento ne l'ombra si perde.


[VELA LONTANA]