La Vela s'aggira nel largo,
lontana in un cerchio di mare uguale,
non cenna di giunger la terra.
La gente a le rive ne segue il cammino,
si ferma a spiarne l'andare.
La Vela s'aggira nel largo,
lontana in un cerchio di mare uguale.
In piedi a la prua de la barca
si stanno i tre giovani Principi:
Martillo, Corano, Ginnello.
S'aggiran pel grande silenzio
con occhio rivolto a la terra lontana,
ravvolti nel nero mantello.
La gente a le rive ne segue il cammino,
si ferma a spiarne l'andare.
La Vela s'aggira nel largo,
lontana in un cerchio di mare uguale.


[FESTA GRIGIA]

A Marino Moretti.

Iersera la festa dei vivi colori,
la danza di risa e di lazzi iersera!...
La festa del grigio è stamane,
del grigio di piombo.
S'è fatta la luce assai tardi;
la strada è ravvolta nel grigio silenzio,
non s'ode che l'eco di sonno,
di sonno di piombo.
La nebbia leggera purifica l'aria
siccome i vapori d'incenso,
ricuopre di grigio lo specchio macchiato
che ancora ne l'ombra riflette
gli sprazzi scarlatti di risa,
di risa e di lazzi.
Riposano ai piedi dei letti di sonno profondo
gualciti gli stracci dai vivi colori.
La festa del grigio è stamane!
Rasentan le mura
coperte di brune mantiglie,
beghine ricurve,
rasentan le mura silenti.
Insiste argentino l'invito a la Messa:
la Prima.
Leggere vi corron le piccole figlie.
La strada è ravvolta nel grigio silenzio.
L'invito argentino si tace.
Più nulla. La Messa incomincia.
Più ratte rasentan le mura
le brune mantiglie,
più rade si fanno ed il passo ne cessa.
Soltanto la nebbia leggera
tranquilla rimane al suo giorno di festa:
la festa del grigio è stamane!


[PALAZZO MIRENA]

Palazzo Mirena è distrutto,
distrutto dal fuoco.
In sera di festa, la veglia era piena,
le fiamme terribili avvolsero
il grande palazzo.
Più bello dei belli
s'ergeva nel mezzo al giardino,
superbo fra gli alberi grandi.
Le fiamme arrivarono al cielo
per tutta la notte,
la notte che ognuno ricorda, e si segna.
L'aurora lo vide terribile mucchio
di bragi roventi.
Ognuno ricorda la notte del fuoco.
Il cielo che s'ebbe di fiamme
terribile omaggio per tutta una notte,
rimase chiazzato di rosso
per giorni e per giorni.
E ancora ai tramonti vi sostano sopra
vapori rossastri,
vi sostan siccome a saluto,
messaggi di fiamme lontane
venuti da nuovi flagelli.
E il vento per anco solleva
le ceneri ultime.
In sera di festa, la veglia era piena,
smagliante di luci e di gemme,
fiorita da petali rossi e scarlatti
di dolci sorrisi lunghissimi,
fra muover di passi leggeri,
di piccoli passi dorati;
strisciare d'inchini profondi, lentissimi,
frusciare di serici manti,
di manti vermigli, violetti,
di manti bianchissimi,
coperti di gemme fulgenti,
cosparsi di perle finissime,
goccianti di vivi diamanti,
fluenti di trecce biondissime,
nel mezzo a la notte
le fiamme terribili avvolsero
il grande palazzo.
Moltissime dame perirono,
alcune rimasero folli,
le meno ne furono salve.
Madama Mirena,
la bionda Contessa dal guardo di Sole,
rimase al suo posto.
Si videro dame gettarsi dall'alto
ravvolte di fiamme,
fuggire seguite dal fuoco appiccato a le vesti,
fuggire fuggire pel grande giardino
siccome le torce terribili al vento
strapparsi le trecce infuocate,
le vesti coperte di fiamme,
gettarsi furenti a le vasche
nel mezzo al giardino.
Colonna tremenda di fiamme
al cielo s'alzava Palazzo Mirena,
giravan d'intorno furenti,
cadevan dall'alto
fardelli di fiamme roventi,
le dame ormai folli.
Pochissime furono salve.
Nessuno più vide Madama Mirena:
padrona, rimase al suo posto
strisciando a le fiamme l'inchino infinito.
Gli avanzi rimangono intatti,
nessuno vi pose la mano,
soltanto una croce
fu posta nel mezzo fra i neri carboni
che a l'ombra degli alberi grandi
rimangon ricordo.
Talora fra il nero si scorgon
dei raggi lucenti,
fulgore di gemme rimaste,
«son gli occhi di Dama Mirena!»
Di sotto ai carboni
si dice che ancora Ella guardi.