Il rimanente del programma venne allora sostenuto tutto dal Marinetti e dal Mazza. Udimmo ora da uno ora dall'altro versi già letti in Poesia, la rivista milanese diretta dal Marinetti. Armando Mazza lesse una lirica di Corrado Covoni, una Canzone folle del Marinetti, un frammento del Canto d'angoscia e di speranza del Lucini e qualche cosa del Cavacchioli. Peccato che lo sforzo fatto dal Mazza nel dire il manifesto del futurismo, lo abbia poi reso quasi afono, mentre prometteva così bene nella declamazione.
F. T. Marinetti fu il più fortunato dei tre; seppe conservare inalterato il suo organo vocale in sino alla fine.
Disse degnamente i Desideri di Libero Altomare, colorì a dovere la canzone All'eroe che verrà di Federico de Maria Piacque nella lirica Alla Poesia di Paolo Buzzi e rese con efficacia tutta la tristezza del Canto dei reclusi del medesimo autore. Ma s'ebbe un vero successo quando declamò la sua ben nota ode All'Automobile; ode che gli veniva chiesta con insistenza da più parti nel teatro. Coronò il suo dire una salva di ben nudriti applausi.
Arturo Bellotti.
A. SCOCCHI
nell'“Emancipazione„.
A Trieste, prima fra tutte le città italiane, i Futuristi hanno affrontato, con la violenza travolgente dell'enunciazione del loro programma, il pubblico d'un vasto teatro affollatissimo, forse perchè qui il tradizionalismo ha radici meno profonde, e le idee di modernità incontrano minor resistenza, fors'anche per un omaggio alla città vibrante di patriottismo, fervida nella lotta, talora cruenta, d'ogni giorno. Non potevano però certamente sperare di svellere con l'urto impetuoso, veemente, le barbe sprofondate negli strati accumulati dalle generazioni anteriori, nè questo sarà mai possibile. E se possibile fosse, sarebbe sciagura.
L'urlo incendiario per i musei e le biblioteche destò un altro urlo: di protesta. Ma l'inno alla giovinezza, alla forza, alla guerra per il diritto, al patriottismo, alla ribellione del lavoro, al gesto violento, ebbe una eco di entusiasmo in alcuni, di consentimento in altri, di rispetto nel resto.
Si sentiva l'alto peana delle palestre e dei «fortiores», dei fabbri e delle officine; il grido della gioventù e dei proletari, che con lo sguardo all'avvenire, scavalcando le dighe del conservatorismo, si slanciano alla conquista d'un mondo ideale, esuberanti di vigoria.
La letteratura rispecchia la vita sociale. Il periodo presente — seguito a quello effervescente ch'ebbe la più estesa manifestazione nel 48 — è di stasi, di lento riformismo, di materialismo e di utilitarismo. Il socialismo s'è invecchiato, si è adagiato in un alveo di adattamento, si è accomodato col privilegio dinastico e conservatore per scalfirlo, e perdette la propria potenza.