AMICI, NEMICI FORSE!

Giudico necessario premettere alcune brevissime spiegazioni alla nostra declamazione di poesie futuriste.

Anzitutto, che cosa vuol dire Futurismo? In termini molto semplici, Futurismo significa odio del passato.

Noi ci proponiamo infatti di combattere energicamente e di distruggere il culto del passato, ed obbediamo in ciò all'istintivo bisogno di difendere le nostre forze vive, che vogliono liberamente ed interamente esplicarsi prima di estinguersi.

Considerate che il numero dei grandi uomini defunti è quasi infinito: sono eserciti formidabili di genii morti, ormai indiscussi, che accerchiano e schiacciano la esigua legione dei vivi. — A quelli e per quelli, tutto è concesso: libere le strade, spalancate le porte, profuso il denaro. — I vivi, invece, non raccolgono che dileggi, insulti, calunnie, e patiscono la fame!

Nella repubblica dell'arte, particolarmente, coloro che difendono ed esaltano i morti, lo fanno per una subdola vigliaccheria e per l'invidia che ispirano loro gli uomini veramente vivi.

Si uccide un poeta giovane e forte, scaraventandogli addosso la mummia cartacea di un grande poeta morto da cinquecent'anni. Gli editori cestinano i manoscritti di un genio affamato, per prodigare il loro denaro nella ristampa di capolavori d'epoche lontane. I miliardari sprecano somme favolose nella compera di cose che non hanno altro valore che quello di essere corrose e consunte dal tempo.

Si esumano musiche fredde e soporifere, statue insignificanti, tele tarlate e annerite, mentre musicisti, scultori e pittori viventi aspettano invano, nel buio di una sordida miseria, il divampare vittorioso delle loro creazioni. Quando non si può uccidere un giovane con un cadavere esumato, gli si scagliano attraverso le gambe dei vecchi rimbambiti, dei fantocci rispettati, o degli stomachevoli opportunisti.

È perciò che noi, nell'arte, nella politica, e, insomma, in ogni manifestazione di vita, combattiamo brutalmente la religione del passato e il rispetto di tutto ciò che è antico.