Proclamiamo cretina la massima: «in medio stat virtus», e odiamo tutti i mezzi termini. Disprezziamo e combattiamo tutte le forme di obbedienza, di docilità, d'imitazione, i gusti sedentari, e glorifichiamo invece i nomadi, i refrattari e le grandi belve libere.
Disprezziamo e combattiamo le maggioranze avvelenate e corrotte dal potere, i divieti dell'opinione corrente i luoghi comuni della morale e della filosofia.
Nel campo letterario propugnamo l'ideale di una grande e forte letteratura scientifica, la quale, libera da qualsiasi classicume, da qualsiasi purismo pedantesco, magnifichi le più recenti scoperte, la nuova ebbrezza della velocità e la vita celeste degli aviatori.
La nostra poesia è poesia essenzialmente e totalmente ribelle alle forme usate. Bisogna distruggere i binari del verso, far saltare in aria i ponti delle cose già dette, e lanciare le locomotive della nostra ispirazione, alla ventura, attraverso gli sconfinati campi del Nuovo e del Futuro! Meglio un disastro splendido, che una corsa monotona, quotidianamente ripresa! Già troppo a lungo furono sopportati i capi-stazione della poesia, i controllori di strofe-letto, e la stupida puntualità degli orari prosòdici.
In politica, siamo tanto lontani dal socialismo internazionalista e antipatriottico — ignobile esaltazione dei diritti del ventre — quanto dal conservatorume pauroso e clericale, simboleggiato dalle pantofole e dallo scaldaletto.
Noi esaltiamo il patriottismo, il militarismo; cantiamo la guerra, sola igiene del mondo, superba fiammata di entusiasmo e di generosità, nobile bagno di eroismo, senza il quale le razze si addormentano nell'egoismo accidioso, nell'arrivismo economico, nella taccagneria della mente e della volontà.
Disprezziamo e combattiamo la tirannia dell'amore, che specie nei popoli latini, falcia le energie degli uomini d'azione. Combattiamo il rancido sentimentalismo, l'ossessione dell'adulterio e della conquista femminile, nel romanzo, nel teatro e nella vita. Vogliamo insomma sostituire, nelle immaginazioni, giovanili, alla figura stucchevole del Don Giovanni, quelle violente e dominatrici di Napoleone, di Clémenceau e di Blériot.
Tutto ciò, naturalmente, contraria ed esaspera le maggioranze; ma noi Futuristi, noi Estrema Sinistra della letteratura, ce ne rallegriamo, poichè solo temiamo le facili approvazioni e gl'insipidi elogi dei mediocri.
Sicuri e convinti che nulla vi sia di più facile e di più spregevole insieme che il piacere al pubblico, solleticandone i gusti volgari, noi preferiamo piacere soltanto al nostro ideale, e, al pubblico ostile, non domandiamo che fischi!