Uno scoppio formidabile di applausi.... Le carene del passato si sfasciano nella risacca sbatacchiante delle mani entusiasmate.

Ed ecco Armando Mazza, dal gran corpo atletico, avanzarsi come un lottatore. La sua voce tonante sfonda le pareti del teatro e sembra coprire tutto il mondo delle nostre prime volontà futuriste. In verità i saggi mummificati, i custodi del buon senso e tutti coloro che portano sulla schiena la loro poltrona come le testuggini il guscio, si sentono schiacciati dal passo di quel gigante che con alte grida chiama alla riscossa gl'incendiarii.

Abbasso i musei! Riseppelliamo i morti! Glorifichiamo la violenza! Viva la guerra! Morte ai pacifisti! Abbasso le maggioranze sedentarie! Gloria alle belve!... Altrettanti pugni roventi nei petti freddolosi dei Passatisti, arbusti scarniti e contorti dalla lava sui fianchi di un vulcano!

Poi, i poeti futuristi, uno dopo l'altro, con una disinvoltura da studenti in baldoria, versano a fiotti il rosso vino della sublime poesia in tremila coppe invisibili, tese freneticamente a volerlo.

Ma, ad un tratto, scoppia un gran baccano e s'accende un parapiglia infernale.

Si urla allo scandalo; mani di spettatori naufraganti si aggrappano alle poltrone; altre stringono disperatamente rotonde calvizie, come se abbrancassero il mondo per salvarlo. Occhi moribondi cercano ansiosamente dei crocifissi introvabili. Cresce il tumultuare della calca: è la grande insurrezione delle mummie. Non una italiana: tutte austriache o leccapiattine. Ma la possente gioventù trionfa. Tutti i maschi sono in piedi, e coi pugni, con gli scoppi della voce, costringono i morti a ricoricarsi nei loro scanni tombali.


Il soffio dell'entusiasmo ci spinge fuori e ci trasporta per le vie di Trieste.

Entriamo nel Caffè Milano, fornace da cui si sprigionano e scattano, investendoci, i tizzoni in fiamme dei più entusiastici urrà! Sulla grande tavolata fraterna, il sangue delle gote, il fuoco delle voci, i vermigli fermenti della poesia e del patriottismo.... Aldo Palazzeschi dice con raffinata sapienza le sue belle poesie: Villa Celeste, La Regola del Sole e Palazzo Mirena, contenute in questo volume. Poi Armando Mazza è costretto a declamare per la terza volta il celebre Manifesto. Tutti gli alcool traboccano, scorrono e s'incendiano. Sorge un giovane dagli occhi elettrizzati d'ingegno, che clama la sua professione di fede futurista, la sua ardente simpatia pel nostro movimento di ribellione contro il passato.... Tutti lo ascoltano intenti, ed egli, invaso da un furore ispirato, scarica in alto mille idee paradossali, come tanti razzi sguscianti senza posa da una botte pirotecnica. Quell'uomo è il forte poeta triestino Mario Cavedali.

Intorno a lui si affollano moltissime altre figure bellicose di pubblicisti, di letterati, di artisti: i valorosi patrioti fratelli Tamaro, redattori dell'Indipendente, il fervido giornalista Mario D'Osmo, l'inesauribile pince-sans-rire Doro Finzi, il maestro Saragoz, Barison, l'insuperabile violinista, il geniale poeta Arturo Bellotti, Oberdorfer, l'energico segretario e difensore dell'Università del Popolo, l'elegantissimo De Sala, corrispondente del Figaro, il biondo e simpatico Paolo Zampieri, Augusto Datta, il poeta Dolcetti, Mario Alberti, Guido degli Sforza, Gualtiero Finzi, ed altri ed altri ancora.