Si odono a quando a quando le schioccanti risate dello spiritosissimo Nordio. Si alza l'avvocato Tedaldi, che declama un'ode del Carducci con emozione di cuore, efficacia di gesto e tonante forza di voce.
Usciamo dal Caffè Milano per portare la nostra focosa anima italiana entro il covo notturno degli ufficiali austriaci: l'Eden.
Vi troviamo invece molti ungheresi che accompagnano con gesti e con danze un'impetuosa zuffa di violini tziganeschi. Essi ci salutano clamorosamente, inneggiando alla liberazione dell'Ungheria e di Trieste, e — allegri martiri del patriottismo — si torcono sulla sonora graticola del cembalum, sotto le rabbiose sferzate dei violini.
Gioia, follia e guerra!
Alcuni ufficiali austriaci, in un angolo, hanno l'itterizia della loro bandiera.
Quando usciamo, una frenetica ebbrezza goliardica e gaiamente vandalica agita la nostra irruente colonna.
Noi, futuristi, proclamiamo senz'altro la morte della saggezza, l'ignominia della parola prudenza.... Guai a chi non è capace di audacie teppistiche! Guai a chi, ogni notte, non si sente signore assoluto della città e gonfio di disprezzo per coloro che dormono!
In lunga fila indiana, camminiamo prima rapidamente e poi ci slanciamo a passo di corsa, formando festoni rumorosi e beffardi intorno alle facce lorde dei poliziotti, vespasiani ambulanti.
Così correndo, giungiamo al Molo San Carlo. Un gran veliero che fora le nuvole coi suoi tre alberi altissimi.... Fin dove salgono, quegli alberi? Bisogna pur saperlo!... Su! Su!... Chi potrebbe impedirci di seguirne l'acuto slancio verso il cielo? Che importa se il veliero oscilla, se il sartiame miagola al soffio rovesciante della bora?... E ci arrampichiamo su per l'albero maestro, in cerca di nidi di stelle.... Di lassù, ci sarà forse anche dato di scorgere all'orizzonte i fanali della formidabile squadra di Bettolo, a cui forse giungeranno le nostre grida di ansiosa chiamata!