[218] Il Manzoni scrisse in margine: «che quella mattina doveva trovarsi ad una chiesa (che nominò, ed era alla metà della via, distante circa due miglia dal castello)». (Ed.)
[219] Segue, cancellato: «Voglio vedere se ha ancora quegli occhj che hanno fatto abbassare i miei... cospetto... cinquant'anni sono. Era uno strano giovanetto! E ora che sarà diventato?» (Ed.)
[220] Segue, cancellato: «L'occhiata, che aveva fatta tanta impressione e lasciato un così profondo marchio di rimembranza nella niente del Conte, era stata data nella occasione che ricorderemo brevemente. Federigo Borromeo, giovanetto allora di 15 anni, si trovava nella chiesa di S. Giovanni in Conca nel giorno solenne di quel santo; e, invitato poscia dai frati, s'era posto a sedere nel presbitero e quivi assisteva pensoso e riverente al rito che si celebrava. Quando una brigata di giovanotti, di adolescenti, delle principali famiglie della città, entrata a turba nella chiesa per curiosità, e visto in quel luogo il giovane Federigo, che sempre con l'esempio e talvolta con le parole gli faceva vergognare del loro vivere superbo, scioperato, molle e violento, s'accordarono di fargli fare una trista figura, di vendicarsi e di divertirsi un momento a sue spese. Rotta la folla, s'avvicinarono all'altare, e appostatisi in faccia a Federigo, si diedero a fare i più strani e beffardi atti del mondo, storcer le bocche, torcere il collo come chi irride un ipocrita, cacciare un palmo di lingua, sghignazzare. Il Conte, che fu poi del Sagrato, era tra essi, anzi queglino erano con lui, perchè egli non era mai stato secondo in nessun luogo e in nessun fatto. Federigo, contristato e mosso a pietà ed a sdegno nello stesso tempo, ma non confuso, girò su quella turba un'occhiata, che esprimeva tutti questi affetti con una gravità tranquilla, ma più potente dell'impeto indisciplinato di quei provocatori: quindi piegate le ginocchia davanti all'altare, pregò per essi, i quali partirono col miserabile contegno di chi è stato vinto in una impresa in cui il vincere stesso sarebbe vergognoso». Il Manzoni fu consigliato a toglier via questo aneddoto dal Visconti, che vi scrisse in margine: «Se quest'occhiata e la storiella di S. Giovanni in Conca sono invenzioni, le cancellerei addirittura, come indegne, per dirla in breve, di Walter Scott. Ancor che sia storia, scancella, per amor di Dio: è proprio una bazzecola». (Ed.)
[221] Qui ha termine il capitolo X. (Ed.)
[222] Questo brano è tratto dal capitolo X e ultimo del tomo II. (Ed.)
[223] Mi spiace, non saprei dire bene il perchè: mi pare una profezia d'autore: è un caso strano che il Cardinale azzeccasse con una parola, detta a caso, in un miracolo vicino. Non sarebbe meglio star più sulle generali, e fargli rispondere, ed anche di dare occasione di operare qualche bene e di stornare qualche male? [Postilla del Visconti.]
[224] Poichè vedo che sei andato cincischiando, mi permetto una cincischiata anch'io: a quella bellezza, smarrita già da più anni, una bellezza senile, la quale spiccava ancor più nella semplicità maestosa della porpora, che, nuda d'ornamenti ambiziosi, tutto ravvolgeva il vecchio. [Postilla del Visconti].
[225] E basta; lascerei l'altro inciso, per la ragione detta poc'anzi, e perchè è troppo precisare. [Postilla del Visconti].
[226] da spiritato è troppo. [Postilla del Visconti].
[227] Se fossi io—e non avrei saputo fare il resto—troncherei il dialogo alle parole: con una faccia convulsa: ma mi rimetto al parere di chi sa meglio di me che sia convertire ed essere convertito. Si può anche cominciare la lacuna al luogo segnato. Mi pare poi che qui converrebbe accennare il passo del Ripamonti, perchè il miracolo venga giustificato dalla storia. Dire, per esempio, che il Ripamonti fa menzione d'un altro colloquio, con il quale codesto Conte fu tutt'altr'uomo, ma non lo riferisce; che l'anonimo tuo deve aver riportata questa prima conferenza ove l'animo del terribile capo de' banditi fu tocco dalla grazia, e dopo il quale solo restava quel trambusto d'idee e di confusi sentimenti, che non poteva a meno di aver luogo per alcune ore; che è un peccato che dopo le ultime parole trascritte ci sia una lacuna d'alcune pagine, segno che quella prima conferenza non fu breve; che è uno scarso compenso il trovare almeno nelle prime parole del manoscritto, dopo la lacuna, una pennellata della selvaggia ed avventata natura del Conte, non dissimile in questo da molti energici fra' suoi contemporanei. La faccia del Conte, segue dunque a leggersi nel manoscritto nostro, ecc.—Ommetterei, per altro, l'idea incidente che dall'infanzia non conosceva le lagrime, perchè contraddice allo stato d'ondeggiamenti e rimorsi abituali che hai progettato di supporre in lui. Il resto è una galoppata di un cavallo arabo. [Postilla del Visconti].