—Voi mi ci fate pensare; ma, a dir vero, non arrivo a sentire la forza di questo inconveniente.—
—Ma voi volete privarvi volontariamente dei mezzi più potenti di dilettare, di quei mezzi che, anche in mano della mediocrità, possono talvolta produrre un grande effetto?—
—Se le lettere dovessero aver per fine di divertire quella classe d'uomini che non fa quasi altro che divertirsi, sarebbero la più frivola, la più servile, l'ultima delle professioni. E vi confesso che troverei qualche cosa di più ragionevole, di più umano e di più degno nelle occupazioni di un montambanco, che in una fiera trattiene con sue storie una folla di contadini: costui almeno può aver fatti passare qualche momenti gaj a quelli che vivono di stenti e di malinconie; ed è qualche cosa. Ma, per non ingannarvi, avvertite che in tutte queste ciarle, che abbiam fatte finora, non abbiam detto nulla o quasi nulla sul fondo della quistione. Voi non lo avete toccato; ed io sono rimasto, rispondendovi, in quella sfera dove vi siete posto; abbiam ciarlato di fuori, come si usa. Che se volete veder qualche cosa sul fondo della quistione, andate di grazia a quegli scrittori di cui abbiam fatto cenno: o pure pensateci un po' seriamente voi stesso.—
—Pensarci? Per giungere a queste belle conseguenze? Sappiate che, a porre insieme le idee di un Vandalo e d'una donnicciola...—[114].
—Sparisci; e torniamo alla storia.[115]—
II.
Lucia e Agnese a Monza—Presentazione al monastero—Storia Della Signora—suo Colloquio con Lucia.