—Signor Marchese... per adempire alle regole... per una pura formalità... debbo dirle... che ogni volta che una figlia domanda d'essere ammessa... la Superiora, quale io sono indegnamente... tiene obbligo di avvertire i parenti che se mai essi forzassero la volontà della figlia incorrerebbero nella scomunica... Mi scuserà...

—Benissimo, benissimo, reverenda madre; troppo giusto: lodo la sua esattezza. Ma già ella non può dubitare...

—Oh! Pensi, signor Marchese; non sono pur cose da dirsi; ho parlato per mio dovere; ma s'immagini...

—Certo, certo, madre badessa.—Finito il qual breve dialogo, i due interlocutori si separarono in fretta, come se fosse incomodo ad entrambi il continuarlo, e andarono a mescersi ognuno alla sua brigata. Dopo alcuni altri complimenti, il Marchese si accomiatò, e Geltrude, colle tenere espressioni della badessa, con le istanze delle suore di venir presto, fu rimessa in cocchio, più stordita, più incerta, più sopra pensiero di quello che fosse partita la mattina, ma con un anello di più alla sua catena; e che anello!

Ma la badessa aveva ella qualche dubbio sulla libera elezione di Geltrude, o prestava fede intera alle parole materiali ch'erano uscite dalla bocca di lei? Il manoscritto non ne dice nulla; si perde invece a raccontare lunghissimamente dei particolari nojosi, che noi ommettiamo, intorno ad alcune brighe del monastero, ad alcune rivalità, ad alcuni impegni, nei quali l'aver fra le suore una figlia di famiglia potentissima poteva essere un gran soccorso[164].

Appena cessati gl'inchini che dalla carrozza si dovevano fare in risposta alle riverenze delle suore, che stavano sulla soglia a veder partire i signori e la nuova sorella, appena messo in moto il cigolante carrozzone, Geltrude fu assalita da nuovi complimenti sul modo con cui si era portata, sul suo contegno, sull'ammirazione che aveva eccitato nelle monache, sul giubilo di queste per l'acquisto che facevano, e per conseguenza sulla felicità di che Geltrude avrebbe goduto in loro compagnia.

Ma tutti gli elogj non furono per Geltrude. La Marchesa, sbadigliando, parlò con ammirazione della badessa. Come s'è portata! diss'ella, non mi aspettava tanto; ah! che contegno! aah! che dignità! aah! che disinvoltura!

Sì, sì, rispose il Marchese, ma! Geltrude sarà altra cosa. Il discorso sarebbe durato fino all'arrivo in città, se il Marchesino, che ne era nojato, non l'avesse troncato per parlare dei divertimenti che Geltrude doveva godere nell'intervallo fra la domanda e l'accettazione. E qui, come conoscitore espertissimo di tutto ciò che nella città e nei contorni era degno da vedersi, egli ne anticipò a Geltrude larghe e variate descrizioni, e le parlò di molte sposine ch'egli aveva incontrate nelle brigate, senza risparmiare la storia di qualche grossa semplicità di taluna di esse, che aveva molto dato da ridere. Il Marchese lasciava chiacchierare il figlio, perchè in questa faccenda egli aveva più da fare che da dire, e tutto ciò che gli risparmiava una occasione di discorso, lo toglieva da un impaccio: quanto alla Marchesa, malgrado i trabalzi che una carrozza di quei tempi, dava in una strada di quei tempi, ella dormiva saporitamente: cosa che non sorprenderà chi sappia che cosa vuol dire essere svegliato tre ore prima del solito e per occuparsi in cosa indifferente.

La Marchesa fu desta dal rimbombo dell'atrio di casa e dall'improvviso fermarsi della carrozza. Scesi e salite le scale, il Marchese intimò alla madre e alla figlia che prima del pranzo dovessero porsi in assetto per andar subito dopo a restituire la visita alle dame che avevano favorito la sera antecedente.

Detto e fatto; l'acconciatura, il pranzo, le visite si succedettero senza interruzione; e la solita conversazione terminò la giornata. Dopo cena il Marchese pose in campo il discorso dei divertimenti che si dovevano dare a Geltrude, e delle conversazioni dove ella aveva ad esser presentata come sposina. Bisognerà pensare senza ritardo, soggiunse egli, a scegliere per Geltrude una madrina degna della nostra casa. La madrina, mio giovane lettore, era una dama incaricata di condurre la sposina ai divertimenti, alle conversazioni, di presentarla e di vegliare sovr'essa. Siccome il Marchese, proferendo quelle ultime parole, s'era voltato verso la Marchesa, come invitandola a proporre la dama che le fosse paruta più a proposito (atto, per parentesi, che il Marchese faceva rarissimo) la Marchesa cominciò tosto: Vi sarebbe... No no, interruppe il Marchese, la prima condizione d'una madrina è ch'ella vada a genio della sposina, e benchè l'uso universale e ragionevole dia questa scelta ai parenti, pure Geltrude ha tanto giudizio che merita che si faccia una eccezione per lei. E qui, rivolto a Geltrude, col piglio di chi fa una grazia singolare, continuò: Ognuna delle dame che avete visitate questa mattina, e di quelle che si sono trovate questa sera alla conversazione ha le condizioni necessarie per esser madrina d'una figlia della nostra casa, e ognuna si terrà onorata di esser preferita: scegliete.