Geltrude, incerta, com'era, e stanca e indispettita dei passi che le si facevano fare sulla via del chiostro, non avrebbe voluto far nulla: ma la grazia era offerta con tanto apparato, ch'ella s'avvide che il rifiuto sarebbe stato preso per un disprezzo; e nello stesso tempo non volle perdere quel qualunque vantaggio che le dava il potere scegliere. Nominò dunque la dama che in quel giorno le era più dell'altre piaciuta, quella cioè che le aveva fatte più carezze d'ogni altra, che l'aveva lodata più d'ogni altra, che nell'accoglierla e nel conversare con lei le aveva mostrato tutto quell'aggradimento, quella famigliarità, quell'affetto, che alle volte in una prima conoscenza imita i modi d'una antica amicizia. La dama scelta da Geltrude aveva da lungo tempo fatto assegnamento sul fratello di Geltrude per farne il marito d'una sua figlia, ch'ella amava assai. Ben scelto, ben scelto, disse il Marchese; e lei, proseguì verso la Marchesa, andrà domani a farne la domanda alla dama, e si ricordi di dire che la scelta è stata fatta da Geltrude; che son certo che la dama aggradirà doppiamente la domanda.

Noi non terremo dietro a Geltrude nei divertimenti e nelle conversazioni a cui fu condotta o strascinata, nè racconteremo tutte le impressioni e i sentimenti dell'animo suo in queste spedizioni; poichè dovremmo ripetere tante volte la stessa cosa, quante furono le fluttuazioni, le risoluzioni, i pentimenti, i sì e i no della sua mente, che furono infiniti.

Talvolta la pompa degli addobbi, lo splendore delle feste, la musica che non esprime alcuna idea, e ne fa nascere a migliaja, quella esaltazione di gioia, che appare negli uomini radunati per divertirsi, e, per dir tutto, le qualità auree di qualche giovane cavaliere, che s'indovinavano al solo vederlo, le comunicava una certa ebbrezza, una specie di entusiasmo, che le faceva proporre di soffrire ogni cosa, piuttosto che di tornare all'ombra trista e fredda del chiostro. Talvolta lo stordimento, la fatica, la seccaggine dell'udire e la contenzione del rispondere le faceva parer dolce quel silenzio e quella pace. Si destava talvolta piena ancora delle immagini splendide del giorno trascorso; pensava al passo irrevocabile che stava per dare, e diceva tra sè: Oh che sproposito! si sentiva un coraggio a tutta prova, e prometteva di tornare indietro. La presenza del padre, o del Marchesino, una cosa qualunque da farsi, raffreddavano quel primo impeto; il quale alla sera si trovava talvolta cangiato in un pieno scoraggiamento. Tornavano allora alla mente le difficoltà, si pensava allora che se anche resistendo si avrebbe potuto schivare il chiostro, non era da sperarsi il viver lieto del quale allora si gustava una parte, perchè si era in colpa, perchè tutta la bonaccia presente non era assicurata che da un perdono, e il perdono dalla risoluzione di pigliare il velo. Come sarebbero andate le cose, se la risoluzione si fosse ritrattata? e con quali parole ritrattarla? come cominciare? da che? Geltrude ritirava lo sguardo da questo mare in tempesta, e rivolgendolo allora al chiostro, il chiostro le parava un porto. Coltivava ella allora i sentimenti pii che potevano far piacere il chiostro a chi l'avesse scelto volontariamente, e in quelli cercava di riposare. Quando dopo questi momenti ella si trovava con la famiglia, o con altri, diceva spontaneamente, e con aria di posata fermezza, parole che dovevano far credere che la sua scelta era liberissima. Tutte le volte poi ch'ella era posta in una circostanza nella quale ciò ch'ella doveva fare o dire doveva essere un nuovo attestato di questa sua scelta, ella faceva e diceva ciò che lo poteva far credere, ciò che la impegnava sempre più. Benchè alcune volte in quelle circostanze ella sentisse una manifesta ripugnanza all'impegnarsi davantaggio, quantunque ella vedesse chiaramente che ciò ch'ella stava per fare le rendeva più e più difficile il retrocedere, pure il dire o fare il contrario l'avrebbe posta tutt'ad un tratto in una situazione così dura e così difficile, ch'ella non poteva nè pure pensare di farlo. Ella era come chi, trovandosi sur un ripido pendìo, vedesse all'ingiù sotto di sè un picciol passo da farsi, e quindi un luogo di riposo, e volgendosi indietro, per guardare alla via che bisognerebbe fare per risalire, vedesse il principio d'una erta, lunga, dirotta, disastrosa. E la povera Geltrude non dava passo che per discendere. Ma siccome chi nuoce a sè stesso nell'avvenire per timore di nuocersi nel momento presente, non vuol mai confessare a sè stesso tutto il male che si fa, nè darsi così tosto per perduto, e ad ogni male che si fa, si consola con l'idea d'un rimedio, così anche Geltrude aveva trovato nella via che le restava da percorrere un momento di più forte speranza. Questo momento era quello dell'esame che un ecclesiastico, deputato dal vicario delle monache, doveva fare della sua vocazione; esame nel quale ella si sarebbe trovata sola con lui, e nel quale ella si teneva certa che qualche occasione si sarebbe offerta per potere svilupparsi da quel laccio, se laccio era, e, in ogni caso, di conoscere ella stessa più chiaramente il suo animo, di deliberare sulla sua scelta più posatamente, più sicuramente di quello che potesse fare coi parenti, già risoluti senza deliberazione, o coi suoi pensieri, troppo agitati, troppo confusi, troppo inesperti per deliberare.

Il momento che Geltrude desiderava non senza qualche terrore, il Marchese lo affrettava con istanze, perchè, come si è detto, egli era uomo esperimentato, e sapeva che a volere che un affare sia spicciato, bisogna muoversi; e il momento venne. Un bel mattino il Marchese annunziò a Geltrude che in quel giorno il signor...., ecclesiastico mandato dal vicario delle monache, verrebbe ad esaminare la sua vocazione. Ma come quella conferenza avrebbe avute conseguenze serie, e Geltrude vi doveva esser sola con l'ecclesiastico, così il Marchese stimò che fosse necessario aggiungere all'annunzio qualche avvertimento che lasciasse una impressione nell'animo della figlia, e le servisse di compagnia e di guardia nell'assenza forzata d'ogni altro custode.

Orsù, Geltrude, diss'egli, finora voi vi siete diportata da angelo: ora si tratta di coronar l'opera. Oggi voi dovete fare un gran passo; pensate che da esso dipende l'onore di vostro padre, della famiglia, il vostro, e il vostro destino di tutta la vita. Tutto quello che si è fatto finora, si è fatto di vostro consenso, anzi a vostra richiesta. Se in tutto questo frattempo vi fosse nato qualche pentimento, qualche dubbio, avreste dovuto manifestarlo; ma ora, voi ben vedete che non è più tempo di far ragazzate. Io mi sono impegnato in faccia al mondo, e mi sono impegnato perchè voi mi avete dato motivo di credere, di esser certo, che poteva impegnarmi senza rischio di avere una smentita. Ricordatevi che la più picciola esitazione che voi potreste mostrare oggi, mi porrebbe nella necessità di scegliere fra due partiti dolorosi: o di rinunziare alla mia riputazione, lasciando credere che io ho preso leggermente una leggerezza vostra per una ferma risoluzione, che ho fatte tante pubblicità senza riflessione... che so io... che ho preteso far violenza alla vostra vocazione... o di svelare i veri motivi della richiesta che voi avete fatta, e del vostro pentimento. Il primo partito non può assolutamente stare con ciò che debbo a me e alla casa. Astretto di appigliarmi al secondo, dovrei anche poi trattarvi come una figlia colpevole, che avrebbe corrisposto al primo perdono con un'altra gravissima colpa.... Il tuono solenne e misterioso, con cui il Marchese aveva cominciato il suo discorso, aveva già messo in apprensione Geltrude, e nella angoscia dell'aspettazione i tratti del suo volto erano immobili, tesi, ravvolti come le foglie d'un fiore nell'afa che precede la burrasca; ma la gragnuola, assidua e crescente, di quelle parole minacciose, percotendola, la abbattè affatto, e la fè sciogliere in uno scoppio di pianto. Via, via... che è stato? disse avvedendosene il Marchese, il quale era in quella faccenda tanto occupato delle conseguenze che essa poteva avere per lui, che non pensava che essa potesse toccare altri tanto sul vivo. Che è stato? Io ho parlato in una supposizione impossibile... pure doveva pensare anche ad un tal caso... via, per quanto giudizio abbiate, io doveva mettervi in avviso sull'importanza delle risposte che oggi siete per dare. Il signor... vi domanderà se la vostra risoluzione è libera, se i parenti non vi hanno comandato, consigliato, che so io?... ed io doveva avvisare di pesare ben bene la risposta, perchè essa sia tale da non pormi nella necessità di farne un'altra io, e... ma via, via, le son ciarle: voi farete il vostro dovere da brava, come avete fatto finora; e non si parlerà tra di noi che di consolazioni. Via, non piangete, ricomponetevi, io vi lascio sola; rasserenatevi, non fate che il signor... vi trovi in uno stato che possa dare dei sospetti... mi fido di voi. Così dicendo partì, lasciando Geltrude a tutta l'agitazione che poteva dare un tal discorso ad una giovane del suo carattere in quella circostanza. Geltrude pianse amaramente, si sdegnò, volle meditare su quello che aveva a dire; ma questa meditazione era così piena di dolori, di incertezze e d'angustie, che la poveretta prescelse di divertirne a forza il pensiero, di rivolgerlo a qualche cosa di estraneo, e di aspettare il consiglio dalla cosa stessa e dal momento. Ma qual si fosse il partito al quale ella dovesse appigliarsi nell'abboccamento, ella stessa sentiva ripugnanza e vergogna a presentarvisi in un aspetto che annunziasse una qualche perturbazione, e risolvette di avere un aspetto tranquillo e decente; e lo ebbe in brevissimo tempo. Pretendono alcuni che le figlie d'Adamo riescano molto meglio a dominare l'espressione esterna del loro animo, che l'animo stesso; e che in questa parte riescano meglio assai che non quegli individui del genere umano, che si chiamano di preferenza uomini. Ma tutte queste quistioni di paragone tra l'un sesso e l'altro, non saranno mai messe in chiaro, e nè pure ben poste, fin che gli uomini soli ne tratteranno ex professo negli scritti: giacchè essi peccano tutti verso le donne o di galanteria adulatoria, o di ostilità grossolana. Con questa osservazione non s'intende già di spiegare temerariamente tante opere profonde, che sono state scritte sul merito comparativo del bel sesso, e le riflessioni infinite e bellissime su questo argomento, che sono sparse in tante altre opere; ma, per quanto una materia sia stata egregiamente trattata, è sempre lecito di desiderare qualche cosa di più.

Il signor....! A questo annunzio Geltrude balzò in piedi vergognosa e agitata, facendogli le accoglienze che usano le persone vergognose e agitate. Il Marchese lo accompagnava, e dato uno sguardo a Geltrude si ritirò: la madrina passò nella stanza vicina: la porta di comunicazione aperta in modo che ella potesse da quella vedere e non intendere.

I lettori d'una storia hanno il privilegio di conoscere i personaggi prima di vederli operare, di sentirli parlare; ed è questa una delle ragioni per cui la lettura d'una storia è molte volte più chiara e meno difficoltosa che la condotta negli affari della vita. Per servire a questo privilegio noi diremo qualche cosa del signor....

Era un buon uomo e la bontà gli era sì naturale, che gli pareva la cosa la più naturale del mondo; siccome ve n'aveva sempre nelle sue intenzioni e nelle sue azioni, egli ne supponeva sempre nelle intenzioni e nelle azioni degli altri: nel che il buon uomo aveva torto. Non vogliam dire con questo ch'egli avrebbe dovuto giudicare sfavorevolmente degli altri, supporre il male, attenersi a quell'indegno proverbio che dice, chi pensa male pensa una volta sola: ohibò: questo è un eccesso più comune e peggiore. Avrebbe dovuto lasciar di giudicare nelle cose che non lo toccavano; e in quelle nelle quali il suo giudizio doveva influire sulla sorte altrui, avrebbe dovuto sospenderlo fino a tanto che da un attento esame egli avesse potuto formarlo favorevole o contrario, buono o tristo, ma con quella maggior certezza che è data a quello stromento guasto che si chiama ragione umana[165]. Il caso di Geltrude mostrerà come egli avesse il torto di pensar bene prima di pensare. Il Marchese parlandogli della figlia, ch'egli aveva ad esaminare, ne aveva esaltata la pietà, l'amore del ritiro, il desiderio di conservarsi nel chiostro per esser pura e santa. Il signor.... aveva creduto con gioia al primo momento tutte queste cose liete; e andava a far l'esame, nel quale si trattava di decidere se la vocazione era vera o falsa, colla prevenzione dolcissima ch'ella era vera; il buon uomo si consolava di avere a sentire l'espressione di un animo pio e fervente, di godere dello spettacolo di una buona risoluzione, mentre avrebbe dovuto pensare ad accertarsi se la risoluzione esisteva. Oh! dirà taluno, se egli non avesse creduto al Marchese, avrebbe dovuto supporre così di primo slancio che Geltrude era una finta, o il Marchese un tiranno impostore. E doveva egli pensar così senza alcun fondamento? Ohibò, di nuovo: non doveva pensar nulla: vi par egli cosa tanto difficile? Ma per non averlo saputo fare il buon uomo preparò l'animo suo nulla più che ad adempiere una cerimonia, una formalità, e faceva tutt'altro; e doveva saperlo. Il signor.... pregò Geltrude di riporsi a sedere, sedette, e vedendo in essa quella leggiera perturbazione ch'era da aspettarsi in quel caso, pensò di rincorarla con un modo scherzevole, e le disse: Signorina, vedo che le fo paura, non me ne maraviglio; io vengo a fare la parte del diavolo; perchè ella saprà che io debbo ora mettere in dubbio quella risoluzione che a lei forse pare certa, ferma, irrevocabile; io debbo ora farle guardare attentamente il rovescio della medaglia, al quale ella forse non ha mai pensato; io debbo interrogarla minutamente per esser certo che ella non pigli qualche illusione per ispirazione.

—Signore, rispose Geltrude, realmente rincorata dalle parole e dal tuono del buon uomo, io ho desiderato ardentemente questo abboccamento. Da questo dipende la scelta della mia vita, e io spero che da ciò che io sentirò da lei, da ciò che io le risponderò, verrò io stessa a conoscere più chiaramente quale sia la mia vocazione.

—Bene, bene, rispose con gioia e quasi con ammirazione il signor..... così mi piace. Quelle proteste veementi, quelle affermazioni enfatiche alla prima, sono talvolta fuochi di paglia, fervori di fantasia. Per decidere bisogna dubitare, o fare come se si dubitasse. La prego, per ora, si faccia forza: per quanto ella credesse di aver risoluto, torni da capo, e si metta bene in testa che si tratta di risolvere ora. Il mio dovere è d'interrogarla su molti capi, e si compiaccia di rispondermi con semplicità e con riflessione. Come le è venuta questa risoluzione di abbandonare il mondo e di farsi monaca?