Ma non andò molto che il maestro ebbe a domandarle, o ad imporle nuovi passi nella carriera ch'ella aveva intrapresa. Geltrude aveva a poco a poco trasandate quelle cure di apparente regolarità che si era prescritte; la licenza a cui si era abbandonata le rendeva più insopportabile ogni contegno, e così si rilasciò tanto, che negli atti e nei discorsi divenne più libera e irregolare di prima. Insieme a quelle cure cominciò, senza avvedersene, a trascurare anche le precauzioni che aveva da prima messe in opera per nascondere quello che tanto le importava di nascondere; e le trascurò tanto che ella s'accorse chiaramente un giorno che le due damigelle che le stavano più vicine avevano qualche sospetto. Tutta atterrita ella comunicò la sua scoperta a colui che era il suo solo consigliere. Questi ne fu pure atterrito, ma a mille miglia meno di Geltrude, per la diversità delle circostanze, e perchè tanto era minore il suo pericolo che non quello della donna, e per la diversità dell'animo: perchè quello di Egidio era duro e grossolano; e in Geltrude il timore della vergogna era una passione furiosa, come si è veduto dalla sua condotta anteriore. Pensò egli quindi più freddamente al modo di scansare il pericolo, e ne trovò uno che era per lui una nuova occasione di soddisfare alle sue passioni. Per riuscirvi, egli coltivò il terrore di quella poveretta, le fece tanta paura del male, che nessun rimedio le paresse troppo doloroso: e finalmente propose l'infame rimedio, che fu di render partecipi del segreto e di associare alla colpa le due che la sospettavano. Lo scellerato pose in opera tutta la sua astuzia, si valse di tutto il predominio che aveva sull'animo di Geltrude, adoperò tutte le dottrine che le aveva insegnate e ch'ella aveva ricevute. L'albero della scienza aveva maturato un frutto amaro e schifoso, ma Geltrude aveva la passione nell'animo e il serpente al fianco; e lo colse. Con la direzione del serpente ella trasfuse prudentemente a gradi a gradi nelle menti delle due suore il pervertimento che era necessario per renderle sue complici, e consumò il proprio avvilimento nella loro colpa. Venuta in questo fondo, la sventurata perdette con ogni dignità ogni ritegno, e agguerrita contra ogni pudore, si trovò disposta ad agguerrirsi ad ogni allentato; e l'occasione non tardò a presentarsi.

Una delle due suore addette alla Signora, quando cominciò ad avere qualche sospetto, lo confidò ad un'altra suora, sua amica, facendosi promettere il segreto; promessa che le fu tenuta, perchè la Signora era troppo potente e il segreto troppo pericoloso, e la voglia di ciarlare fu vinta dalla paura.

Non era che un sospetto, e gli indizj eran deboli e potevano anche essere interpretati altrimenti; ma la curiosità della suora fu risvegliata, e non lasciava mai di tempestare quella che le aveva fatta la confidenza, per vederne, come si dice, l'acqua chiara. Quando però la suora, che aveva ciarlato, divenne complice, si studiò non solo di eludere le inchieste della curiosa, ma di disdirsi e di farle credere che il sospetto era ingiurioso e stolto, e ch'ella stessa si era pienamente disingannata. Ciò non ostante la curiosa ritenne sempre quel sospetto, e non lasciava sfuggire occasione di gettar gli occhi nel quartiere delle educande, e di origliare, per venire a qualche certezza.

Accadde un giorno che la Signora, venuta a parole con costei, la aspreggiò e la trattò con tali termini di villania, che la suora, dimenticata ogni cautela, si lasciò sfuggire dalla chiostra dei denti: ch'ella sapeva qualche cosa, e che a tempo e luogo l'avrebbe detto a chi si doveva. La Signora non ebbe più pace.

Che orrenda consulta! Le tre sciagurate e il loro infernale consigliere deliberarono sul modo d'imporre silenzio alla suora. Il modo fu pensato e proposto da lui con indifferenza, e acconsentito dalle altre con difficoltà, con resistenza, ma alla fine acconsentito. Geltrude fece più resistenza delle altre, protestò più volte che era pronta a tutto soffrire, piuttosto che dar mano ad una tanta scelleratezza, ma finalmente, vinta dalle istanze di Egidio e delle due, e nello stesso tempo dal suo terrore, venne ad una transazione, per la quale ella si sforzò di fingere a sè stessa che sarebbe men rea: pattuì ella dunque che non si sarebbe impacciata di nulla, ed avrebbe lasciato fare.

Presi gli orribili concerti, determinato dalle esortazioni di Egidio al sangue l'animo di quella che fu scelta a versarlo; costei si ravvicinò alla suora condannata, e le parlò di nuovo di quegli antichi sospetti, in modo da crescerle la curiosità. E la curiosità era stimolata in essa dal desiderio di vendicarsi della Signora; ma per farlo con sicurezza aveva essa stessa bisogno di esser sicura. La traditrice, mostrando che non le convenisse di stare più a lungo assente dalla Signora per non darle sospetto, lasciò la suora nel forte della curiosità e nella speranza di scoprire qualche cosa; e come questa insisteva per trattenerla, le propose di venire la notte al quartiere, dove l'avrebbe potuta nascondere nella sua cella, e dirle il di più, e forse renderla testimonio di qualche cosa. La meschina cadde nel laccio. Venuta la notte, ella si trovò nel corridojo, dove la suora omicida le venne incontro chetamente e la condusse nella sua cella: quivi preso il pretesto dei servigj della Signora per partirsi, promettendo che tornerebbe tosto, la fece nascondersi tra il letticciuolo e la mura, raccomandandole di non muoversi finch'ella non la chiamasse. Uscì quindi a render conto del fatto all'altra suora e allo scellerato, che aspettavano in un'altra stanza, e pigliato da Egidio l'orribile coraggio che le abbisognava, entrò nella cella, armata d'uno sgabello, con la sua compagna. Nella cella non v'era lume, ma quello che ardeva nella stanza vicina vi mandava per la porta aperta una dubbia luce. La scellerata, parlando colla compagna, perchè la nascosta non si muovesse, e parlando in modo da farle credere ch'ella cercava di rimandare la sua compagna come importuna, andò prima pianamente verso il luogo dove la infelice stavasi rannicchiata, quindi giuntale presso, le si avventò, e prima che quella potesse nè difendersi, nè gettare un grido, nè quasi avvedersi, con un colpo la lasciò senza vita[180].

Accorse al remore Egidio, che stava alla bada nella stanza vicina, ed incontrò le colpevoli che fuggivano spaventate, come avrebbero fatto se per caso e a mal loro grado si fossero trovate presenti ad un misfatto. Egidio le fermò, e chiese premurosamente se la cosa era fatta.—Vedete, rispose tremando l'omicida.—Ebbene! coraggio, replicò lo scellerato, ora bisogna fare il resto; e dava tranquillamente gli ordini all'una e all'altra su le cose da farsi per togliere ogni vestigio del delitto. Avvezze, come elle erano, a ubbidire a colui che aveva acquistata una orribile autorità su gli animi loro, a colui che faceva loro sempre paura, e dava loro sempre coraggio; e rianimate e come illuse dall'aria naturale con la quale egli dava quegli ordini, come se si trattasse di una faccenda ordinaria; raccomandando ora la prestezza, ora il silenzio, elle fecero ciò che era loro comandato.—E la Signora, perchè non viene ad aiutarci? disse l'omicida: tocca a lei quanto a noi, e più.—Andate a chiamarla, rispose Egidio. L'omicida, che cercava anche un pretesto per allontanarsi, almeno per qualche momento, da quel luogo e da quell'oggetto che le era insopportabile, si avviò alla stanza di Geltrude. Questa si stava nelle angosce di chi sente l'orrore del delitto, e lo vuole. Sedeva, si alzava, andava ad origliare alla porta; intese il colpo, e fuggì ella pure a rannicchiarsi nell'angolo il più lontano della sua stanza, orribilmente agitata tra il terrore del misfatto e il terrore che non fosse ben consumato. L'omicida entrò, e disse: abbiamo fatto ciò che era inteso: non resta più che di riporre le cose in ordine: venite ad ajutarci[181].—No, no, per amor del cielo, rispose Geltrude.—Che c'entra il cielo, disse l'omicida.—Lasciami, lasciami, continuò Geltrude.—Come! replicò l'omicida, chi è stata quella...?—Sì, è vero, rispose Geltrude; ma tu sai ch'io sono una povera sciocca nelle faccende; non son buona da nulla; lasciami stare per amor... Gli atti e il volto di Geltrude riflettevano in un modo così orribile l'orrore del fatto, che l'omicida non potè sopportare la sua presenza, e tornò in fretta presso a colui l'aspetto del quale pareva dire: non è nulla.—Non vuol venire, diss'ella, con un moto convulso delle labbra, che avrebbe voluto essere un sorriso di scherno: non vuol venire; è una dappoca[182].—Non importa, disse Egidio, non farebbe altro che impacciare: ecco, tutto è finito senza di lei.—Resta ancora.... volle cominciare l'omicida, ma non potè continuare.—Ebbene, disse Egidio, questa è mia cura: datemi tosto mano, e poi lasciate fare a me. Le donne obbedirono: Egidio, carico del terribile peso, ascese per una scaletta al solajo; e l'omicidio uscì per la porta che era stata aperta al sacrilegio. Quando lo scellerato fu nelle sue case, cioè in quella parte disabitata che toccava il monastero, discese per bugigattoli e per andirivieni, dei quali egli era pratico, ad una cantina abbandonata, o che non aveva forse mai servito; quivi in una buca, scavata da lui il giorno antecedente, depose il testimonio del delitto; lo ricoperse, e pigliati da un mucchio, che ivi era, cocci, mattoni e rottami, ve li gettò sopra per ricoprirlo, proponendosi di trasportare poco a poco su quel sito tutto il mucchio, un monte se avesse potuto. Le due donne, rimaste sole, esaminarono in silenzio, se tutto era nello stato di prima; e poi... che avevano a dirsi? L'omicida ruppe il silenzio, dicendo: andiamo a cercare la Signora; l'altra le tenne dietro senza rispondere.

Bussarono premurosamente alla porta di Geltrude, la quale vi stava in agguato, e disse macchinalmente: chi è?—Chi potrebb'essere? rispose l'omicida: siam noi, apri e vieni, e vedrai che le cose sono tutte come jeri. Geltrude aprì, e venne con loro nella più orrenda stanza di quell'orrendo quartiere: volse in giro, entrando, un'occhiata sospettosa, e disse: che faremo qui?—Quel che faremo altrove, rispose l'omicida.—Perchè non andiamo nella mia stanza? replicò Geltrude.—È vero, disse quella che non aveva mai parlato; è vero; andiamo nella stanza della Signora. Ognuna delle tre sciagurate sentiva nella sua agitazione come il bisogno di far qualche cosa, di appigliarsi ad un partito che avesse qualche cosa di opportuno; e nessuna sapeva pensare quello che fosse da farsi: quando una faceva una proposta, le altre vi si arrendevano come ad una risoluzione. Geltrude si avvio, le altre le tennero dietro, e tutte e tre sedettero nella stanza di Geltrude.

—Accendete un altro lume, disse questa.