III.
Fermo perseguitato dal Podestà di Lecco a istigazione di Don Rodrigo.
Quand'egli [il Griso] ebbe fatto la sua relazione, Don Rodrigo si volse al cugino, come per chiedergli consiglio. Il conte Attilio era uno sventato, ma l'affare era tanto serio, ch'egli stesso lo era divenuto, e disse: se mi aveste chiesto parere quando avete cominciato a divagarvi con questa smorfiosa, da buon amico vi avrei detto di levarne il pensiero, perchè era cosa da cavarne poco costrutto; ma ora l'impegno è contratto, c'entra il vostro onore e quello della parentela; ora si direbbe che vi siete lasciato metter paura e che non l'avete saputa spuntare. Dal modo con cui vi conterrete in questa occasione dipenderà la vostra riputazione e il rispetto che vi si porterà nell'avvenire.
—Avete ragione.
—E, continuò il conte Attilio, fate pur conto sopra di me come sopra un buon parente ed amico: non si tratta ora più di scommesse e di scherzi.
—Avete ragione. Griso, che cosa dicono questi villani?