Era la nostra povera Agnese, che avendo in vano aspettato le lettere o almeno imbasciate promesse dal Padre Cristoforo, impaziente di venire in chiaro del come andassero le cose, qual partito si dovesse finalmente pigliare, tornava al paese per saperne qualche cosa, per dare nello stesso tempo una occhiata alla casa ed alle masserizie[193]. Lucia, alla quale i pericoli passati, la fuga, il trovarsi come smarrita, lungi dalla sua casa, fra gente nuova, il timore continuo di peggio, avevan restituita quasi tutta la timidezza della infanzia, aveva più volte afferrata la gonna della madre per non lasciarla partire, aveva pianto e pregato; ma finalmente, stanca essa pure della incertezza e più ansiosa di saper qualche cosa di quello non ne confessasse, rassicurata dal trovarsi in un asilo così guardato e così santo, s'acquetò e lasciò che la madre ne andasse; e Agnese se n'era venuta, senza cruccio della figlia, che le pareva d'aver lasciata, come si dice, su l'altare[194].
Quando Egidio si avvenne nella nostra povera Agnese, andava appunto fantasticando sul modo di soddisfare al più presto ai desiderj del suo degno amico, e di dargli con la prontezza del servizio una prova di audacia e di destrezza singolare; e nei varj disegni che ruminava il pensiero, questa Agnese gli si gittava sempre a traverso come il maggiore impedimento. Come staccare da essa Lucia, che le stava sempre appiccata alla gonnella? Rapire Lucia, quando fosse in compagnia della madre, era esporsi ad un vero scandalo: la resistenza che la madre avrebbe tentato di opporre, poteva render necessaria qualche violenza, che avrebbe renduto l'affare più serio, o almeno avrebbe fatto perder tempo, forse sfuggire l'opportunità; le sue grida potevano attirare dei guastamestieri, o almeno dei testimonj; e ad ogni modo essa, rimanendo in Monza, avrebbe esclamato, ricorso, parlato e fatto parlare. Al contrario, quando Lucia non avesse in paese persona a cui calesse di lei particolarmente, i discorsi sarebbero stati d'un giorno ed era molto più agevole dare all'avventura quella spiegazione che fosse convenuta e che nessuno avrebbe potuto smentire. Si andava dunque Egidio risolvendo ad aspettare che Agnese si fosse allontanata da Monza, ma, non sapendo quando ciò fosse per accadere, si rodeva di dover rimettere ad un tempo non ben determinato l'impresa e l'onore dell'impresa. Ma, alla vista di Agnese, che tornava a casa, Egidio si sentì libero d'una grande incertezza, risolvette di por mano al disegno appena sarebbe giunto a Monza, e continuò a maturare il suo disegno[195]; i suoi pensieri camminavano più spediti, e per mettere del paro ad essi il suo cavallo, gli diede una voce ed un colpo di sprone, dicendo ai seguaci a piedi, che erano obbligati di trottare un po' affannosamente: animo, figliuoli, che la giornata o bella.
Giunto a Monza, entrato in casa, scavalcato, deposte le armi più gravi e più lunghe, egli corse tosto per la via, da lui solo conosciuta, alla porta abominevole che egli aveva aperto nel solajo, entrò con le solite precauzioni nel solajo dell'abitazione vicina, fece i soliti segni. La Signora, che stava sull'avviso, intese, avvertì le sue complici; le quali andarono a chiuder le porte del quartiere che comunicavano col chiostro, e la sciagurata corse incontro ad Egidio tutta ansiosa.
—Sia lodato il cielo, diss'ella, che vi riveggo! Oh che giorni ho passati! e che notti! Che paura ho avuto questa volta! e, mentre ella parlava, una specie di consolazione angosciosa e di rincoramento agitato dipingevano sulle sue guance come due pezze di rossore, che contrastavano tristamente col pallore di tutta la faccia.
—Le solite sciocchezze? disse Egidio con impazienza.
—Oh! sciocchezze! So io quel che soffro; e fossero anche sciocchezze, a chi tocca aver compassione di me? Mai mai, non avete voluto compiacermi. Se provaste un'ora quello che io sento tutto il giorno! tutta la notte! Non posso più, non posso più vivere con colei così vicina[196]. Qua giù, qua sotto, a pochi passi, nella vostra cantina: e quando voi non ci siete...! l'ho veduta sempre, sempre, l'ho veduta smuovere a poco a poco il mucchio di sassi, e poi metter fuori il capo, e poi venir su... avrei gridato, se non avessi temuto di far correre tutto il monastero... e poi entrare qua dentro per questo pertugio, senza mai volersi fermare, e poi sedersi qui... quello sgabello son ben sicura d'averlo bruciato; e pure, quando colei arriva, si trova sempre a quel posto, ed ella vi si adagia, e non vuol partirne. Mi pare che se fosse lontana dove io non sapessi, non potesse venire così a tormentarmi.
—Donne indiavolate, vive o morte, disse lo scellerato: ecco le accoglienze gioconde che mi fate.
—Non andate in collera, disse Geltrude, perchè chi altri ho io? a chi mi posso confidare? e continuò con voce più sommessa: quelle altre, non mi consoleranno, vedete, se racconterò loro che siete in collera con me; state in pace e fatemi questo piacere una volta. Voi sapete far tante cose! Non sarete più contento, quando mi vedrete tranquilla?