—Ho bisogno certo d'uomini, non tanto per compire l'opera, come per distornare i sospetti. Quando io vi darò avviso, voi mi manderete dei vostri uomini forestieri, dei più destri e determinati; costoro si lasceranno vedere qualche tempo prima; si parlerà in paese di loro; quando la donna sarà scomparsa...
—Va bene, si dirà che è stata rapita da forestieri sconosciuti, da Bergamaschi.
—Rapita, o fuggita con essi: quel che si vorrà: o anche l'uno e l'altro, perchè ho veduto in più d'un caso che il raccontare una storia in diverse maniere serve molto a confondere le teste, e a tener lontani i sospetti dalla verità del fatto.
—Tu parli come un vecchio, e sai operare da giovane, rispose il Conte. Io ti manderò gli uomini che mi richiederai: e non avranno altro ordine che di ubbidire ai tuoi.
Così fu conchiuso l'orribile accordo. Egidio annunziò al Conte che l'indomani ripartirebbe di buon mattino, e che appena giunto a casa avviserebbe ai mezzi di condurre a buon fine l'impresa.
La sicurezza però di Egidio, diede al Conte una maraviglia non molto dissimile da quella che Don Rodrigo aveva presa della sua. Si aspettava bene il Conte che Egidio avrebbe abbracciata l'impresa e trovato il modo di compierla, ma ch'ella dovesse parergli così agevole, non lo avrebbe immaginato. Si preparava anzi a fargli animo, e a suggerirgli i mezzi per vincere gli ostacoli che Egidio gli avrebbe opposti, e fra questi il primo gli pareva che dovesse essere la Signora: ma il lettore sa che questo, che al Conte sembrava ostacolo, dovette tosto affacciarsi alla mente di Egidio come un mezzo validissimo. Ed è questo uno dei molti vantaggi dei lettori di storie: il sapere certe cose ignorate dai personaggi più importanti di esse; il veder chiaro dove i più accorti ed oculati personaggi camminano all'oscuro: vantaggio che dovrebbe ispirare ad ogni lettore bennato molta riconoscenza a coloro che glielo procurano, che alla fin fine sono gli scrittori di quelle storie.
Nel resto di quel giorno il Conte trattenne in festa l'amico, in quella festa però che poteva essere in quel luogo e fra quei due. All'indomani, dopo molti affettuosi congedi, Egidio partì, promettendo che ben presto manderebbe al Conte buone novelle dell'affare, discese al lago, entrò nel battello del Conte; traghettato all'altra riva dell'Adda coi suoi, si ripose a cavallo e prese la via di Monza.
In quel tempo di provocazioni, di vendette, di agguati, di tradimenti, l'uomo che si allontanava quattro passi da casa sua, camminava sempre con sospetto, a guisa d'un esploratore in vicinanza del nemico; e più d'ogni altro i facinorosi e soverchiatori di mestiere, quelli che avevano in ogni parte conti accesi di offese o di minacce, come era Egidio.
Benchè mandasse alcuni passi innanzi a battergli la via uno de' suoi cavalieri, il quale spiava se vi fossero insidie, o se giungessero nemici, pure andava egli stesso guardandosi a destra e a sinistra, cercando di penetrare con lo sguardo ogni siepe, alzandosi di tempo in tempo su le staffe per veder dietro i muri dei campi, piegandosi per vedere dietro ogni cappelletta, volgendosi di tempo in tempo a vedere dietro le spalle, e affissando da lontano chiunque veniva, perchè poteva essere un nemico, o il sicario nascosto di un nemico. Alla metà circa della via incontrò egli una caravana di carretti e di pedoni, e li riconobbe da lontano per quelli che erano veramente, cioè pescivendoli che tornavano da Milano dopo avere smaltita la loro merce, e che camminavano di conserva per assicurarsi dai masnadieri. Esaminando però attentamente ogni persona della caravana a misura che gli passava dinanzi, gli parve di riconoscere una donna che si stava accosciata sur un carretto, coperta il capo d'un fazzoletto rannodato sotto il mento, la quale, veggendo venire armati, guatava con una curiosità mezzo spaventata. Egidio la mirò più fissamente, s'avvide che s'era apposto, che era dessa, e si rallegrò pensando che a Monza troverebbe un impiccio di meno nell'esecuzione del suo mandato.