In una brigata di onesti che deliberi su qualche risoluzione da prendersi, ognuno diventa più onesto, il sentimento comune rinforza quello d'ogni individuo che parli, le parole d'ognuno divengono più rigide, più degne, più scrupolose, suppongono sempre un convincimento profondo della persuasione della virtù e così, pur troppo, in una brigata di tristi ognuno diventa più tristo, perchè chi ragiona dinanzi ad un uditorio, per picciolo ch'e' sia, generalmente parlando, non teme nulla più che di stonare dagli altri. Geltrude, che alla prima proposta di quel fatto ne aveva conceputo tanto orrore, risoluta ora di obbedire allo spirito infernale che la possedeva, non avrebbe voluto che altri mostrasse più ardore, più prontezza, più sagacità nel farlo; Geltrude, avvezza ad essere strascinata, e a far sempre qualche cosa di più di ciò che sul principio aveva ricusato di fare, rispose tosto che pigliava essa l'impegno, che ne aveva i mezzi più di chicchessia. Le altre triste protestarono tosto che esse erano pronte a secondarla in tutto. Egidio le chiese se essa avrebbe saputo fare andare Lucia sola in una strada solitaria. Domani, rispose Geltrude. Domani è troppo presto, disse Egidio; la rete non potrà esser tesa che dopo domani. Dopo domani, rispose ancora Geltrude. La congrega si sciolse, ed Egidio corse tosto a spedire un messo al Conte del Sagrato per chiedergli i bravi dei quali avevano convenuto. Il messo partì nella notte stessa, giunse all'alba al castello; il Conte diede tosto gli ordini ai bravi che dovevano andare all'impresa; impose loro di obbedire ad Egidio, e di non nominarlo, di aspettare i suoi comandi, e di non andare a casa sua, nè di cercarlo in alcun luogo; e i bravi scesero all'Adda, e s'imbarcarono. Nello stesso tempo spedì egli una carrozza leggiera da viaggio, con un cocchiere quale conveniva a tal signore; gli ordinò di farsi tragittare su un altro punto del fiume, di non mostrare di avere alcuna relazione con quegli altri amici che partivano, di appostarsi vicino a Monza, nel luogo che era indicato nella lettera di Egidio, e di aspettare pure gli ordini di questo.

Quanto alle ciarle da spargersi per via e alle fermate onde far stornare dal vero le congetture dei curiosi, il Conte ne lasciò l'invenzione alla prudenza ed alla sagacità dei suoi uomini; perchè gli aveva scelti tra i più provati e più destri, e tali che sapessero conformare la condotta e i discorsi alle circostanze, che egli non poteva prevedere. Contemporaneamente, e pure per un'altra via, il messo di Egidio tornò al suo padrone, e gli portò la risposta, nella quale il Conte, con un gergo da loro soli inteso, lo avvertiva di ciò ch'egli aveva ordinato. Egidio, lasciato riposare il messo, lo rispedì alle poste dov'erano giunti gli uomini del Conte, e li fece istruire di ciò che avevano a fare. Tutta quella giornata fu spesa in preparativi. Il giorno appresso, la nostra storia lo registra (ed era il ventuno di novembre), Egidio diede avviso a Geltrude che tutto era in pronto, e ch'ella dovesse mantenere la sua parola, operar tosto secondo le istruzioni che egli le aveva date.

Geltrude scese nel suo parlatorio appartato, e fece chiamare Lucia.

La nostra poveretta innocente corse volonterosa alla chiamata. Dopo la partenza della madre, rimasta come smarrita, senza consiglio, senz'altro appoggio che quello della Signora, non si sentiva mai tanto sicura come presso di lei. Ben è vero che quel non so che d'inusitato e di strano ch'ella aveva trovato nei discorsi e nel contegno di essa, gli aveva lasciata una impressione d'incertezza e quasi di timore, ma ella era tanto lontana dal sospettar pure le vere cagioni di quell'inusitato, che le prime riflessioni della madre l'avevano rassicurata; e Lucia non ne aveva cavata altra conseguenza se non che i signori erano molto differenti dai poverelli. Si presentò ella adunque a Geltrude con quell'aria di fiducia affettuosa, con quella gioja riconoscente, che il debole sente alla presenza del forte, che è per lui.

Le andò incontro come la pecora va incontro al pastore che le si avvicina, che allontana le altre e stende la mano per accarezzarla, e non sa la poveretta che egli ha lasciato fuori del pecorile il beccajo a cui l'ha venduta in quel momento.

La festa ingenua di Lucia, e la sua aria fiduciale, era un rimprovero e una distrazione terribile per la Signora, la quale tosto interruppe alcune semplici parole di affetto e di riconoscenza che l'innocente tutta peritosa aveva incominciate, protestò di non voler ringraziamenti, e postasi in aria di premura e di mistero, le annunziò che l'aveva fatta chiamare per comunicarle cose molto importanti. Lucia si fece tutta attenta, e Geltrude, ripetendo la lezione del suo infernale maestro, cominciò ad impastocchiarla con una storia misteriosa, di pericoli e di speranze, di mezzi posti in opera da lei, di ostacoli, di ajuti, tutto per liberare Lucia dalla persecuzione di Don Rodrigo e per farla essere tranquillamente sposa di Fermo: accennando molto di più che non dicesse, e allegando motivi di prudenza, per non dir tutto; ripetendo ad ogni momento che un po' di coraggio e molta precauzione poteva tutto salvare, e una picciola indiscrezione perder tutto; che l'occasione era pronta, e per coglierla non bisognava perder tempo. E terminò con dire che le bisognava in quel momento un uomo da cui potesse aspettarsi un consiglio fidato e un ajuto operoso, che il solo uomo del mondo che fosse da ciò era quel Padre Guardiano dal quale Lucia era stata scorta al monastero; che ella aveva bisogno di parlare con lui, ma che le mancava il mezzo di farlo avvertire con sicurezza, giacchè dopo d'aver riandate tutte le persone, tutti i modi per questa spedizione, trovava in tutti il pericolo di farsi scorgere, di sventare il segreto, di metter sull'avviso quelli a cui importava il più di tener tutto nascosto, e di perdere così l'opportunità, anzi di avvicinare i pericoli: che insomma, per condurre bene a fine questa faccenda, era necessario che Lucia prendesse un po' di risoluzione, si snighittisse e facesse tosto e segretamente e sola questa commissione. Lucia, a questa proposta, rimase sopra di sè, poichè allontanarsi dal monastero, andarsene soletta per un paese che era per lei come l'America, era un gran pensiero. Fece adunque come si fa ordinariamente quando non si vorrebbe aderire ad una proposta: si mise a discuterla, per poter conchiudere che non era la sola cosa da potersi fare: disse che la Signora avrebbe potuto trovare altre persone fidate e discrete, domandò schiarimenti, volle sapere più addentro come la commissione fosse necessaria, e come essa fosse la sola che la potesse eseguire. Ma la Signora, memore sempre della scuola di Egidio, mostrò prima di offendersi, rispose ancor più misteriosamente alle domande, lagnandosi di Lucia che pretendesse farle rivelare ciò ch'ella non poteva, e che non volesse fidarsi di chi senza un interesse, per pura pietà, si prendeva tanta cura di lei; e conchiuse finalmente col dire: Sono ben io la buona donna a pigliarmi di questi travagli: si tratta di voi, finalmente: io me ne lavo le mani: ho fatto ancor più ch'io non dovessi. Lucia, commossa in un punto di vergogna e di timore, stava per piangere: e la Signora, vedendola arrivata a quel punto, ripigliò il suo discorso, la sgridò più amorevolmente, la rimproverò di poco coraggio, le promise che non le sarebbe mai mancata se ella avesse avuta fede in lei; e infervorata, com'era, nell'impresa di tradire la poveretta, per servire lo scellerato Egidio, con ipocrisia sfrontata le disse, che pensasse ai rimproveri che ella farebbe un giorno a sè stessa di avere per irresolutezza, per infingardaggine rifiutato il mezzo della salute e rovinata sè stessa, la madre, e l'uomo a cui ella s'era promessa. Lucia non seppe più resistere, si accusò di aver resistito, le parve che avrebbe rifiutato il soccorso del cielo, rifiutando quello che le era offerto, piena di una novella fiducia disse: vado tosto.

Geltrude l'accomiatò, lodandola, facendole animo e ripetendo le più liete promesse, e indicandole la via per andare al convento. Lucia, ritenendo a forza il pianto, chiese scusa alla Signora della sua poca fede e della sua ingratitudine. Sono una poveretta senza pratica, diss'ella; ma già ella tutte queste brighe non se le deve pigliar per me, ma per Quello di lassù, che gliele rimeriterà tutte; e abbandonandosi alla grata, colle braccia tese, continuò: se non fossero questi ferri, mi pare che le getterei le mani al collo, ed ella non se lo avrebbe a male, poichè è tanto buona, ed io lo faccio per cuore.

—Sì, sì, Lucia, addio, addio, disse Geltrude,

—Dio la benedica, rispose Lucia, e staccatasi dalla grata, si volse e si avviò verso la porta del parlatorio.

Che orrenda parola! disse in cuor suo Geltrude: Dio gliele rimeriterà tutte, e alzando gli occhi vide Lucia che stava per passare la soglia.