—Quella ragazza, rispose il Tanabuso... quella povera ragazza.... un tal guaire, un tal piangere, un tal pregare.... restar lì come morta..... guardarci un po' come diavoli, un po' con gli occhi pietosi..... che... che...

—Che? disse il Conte; sentiamo un po' questa che vuol essere nuova, ribaldaccio.

—Che mi ha fatto compassione.

—Ohè! disse il Conte, bisognerà che ti dia doppia mancia per quello che ha patito il tuo povero cuore.

—Possa io diventare un birro se non è così, rispose il Tanabuso: mi ha fatto compassione. Dico la verità, signor padrone, avrei avuto più caro che l'ordine fosse stato di darle una schioppettata, alla lontana, prima di sentirla discorrere.

Ora, riprese il Conte, lascia da parte la compassione, cacciati la via fra le gambe, vanne diritto al castello di quel Don Rodrigo: sai dov'è posto? (Il Tanabuso accennò di sì), fagli dire che sei mandato da me, dagli questo segno nelle mani, e torna a casa. La giornata è stata faticosa, ma tu sai che il tuo padrone vuole essere servito, ma sa anche pagare...

—Oh! illustrissimo!....

—Taci, e vanne tosto..... ma no, aspetta: dimmi un poco come ha fatto costei per moverti a compassione. Che abbia un patto col diavolo?

—Niente, niente, signor padrone, era proprio il crepacuore che aveva quella ragazza. Se non avessi avuto un comando del mio padrone.....