—Che pazza curiosità ho avuto di venirla a vedere, pensava tra sè il Conte. Dugento doppie! ne ho bisogno.—Costoro vogliono essere ben pagati—eh! hanno ragione: espongono la loro vita: ma vorrei piuttosto toglierne cinquanta a quattro usuraj, e farli scannare tutti e quattro.

—Non mi dica di no, continuava Lucia, sempre singhiozzando, sono una povera figlia. S'ella provasse a pregare, a pregare, a cercar misericordia senza poterla ottenere! E se le accadesse una disgrazia!... ma no, no, io pregherò per lei il Signore e la Vergine..... mi lasci andare.....

—State di buon animo, rispose il Conte, senza intenzione di nulla promettere, senza sapere egli stesso che senso avessero le sue parole, ma spinto da un bisogno di far cessare quell'angoscia e quel lamento, di consolare quella creatura.

—Oh, disse Lucia, Dio la benedica, ella mi lascia andare.

—State di buon animo, ripetè il Conte, cercate di riposare.... domani.... parleremo....

—E voi, rivolto alla vecchia, voi, disse, fate ch'ella non abbia da lagnarsi pure di una parola torta. Ora vi si allestirà la cena.... ristoratevi, e dormite tranquilla.

—No, no, rispose Lucia, mi lasci andar subito....

—Domani.... domani ci parleremo, replicò il Conte, e con un rapido movimento andò verso la porta ed uscì.

Lucia, tutta piena della speranza di ottenere la sua liberazione, si alzò e volle correr dietro al Conte, ma quando si trovò sull'uscio non ardì movere un passo più in là, nè chiamare: tornò indietro come spaventata, e si raccosciò di nuovo nel suo angolo.

—Volete dunque cenare? le disse la vecchia.