Il Cardinale Federigo, secondo il suo costume in tutte le visite, stavasi in quell'ora ritirato in una stanza, dove, dopo aver recitate le ore mattutine, impiegava quei momenti di ritaglio a studiare, aspettando che il popolo fosse ragunato nella chiesa, per uscir poi a celebrarvi gli uficj divini e le altre funzioni del suo ministero.
Entrò con un passo concitato ed inquieto il cappellano crocifero, e con una espressione di volto tra l'atterrito e il misterioso, disse al Cardinale: Una strana visita, Monsignore illustrissimo.
—Quale? richiese il Cardinale con la sua solita placida compostezza.
—Quel famoso bandito, quell'uomo senza paura e che fa paura a tutti.... il Conte del Sagrato.... è qui.... qui fuori, e chiede con istanza d'essere ammesso.
—Egli! rispose il Cardinale: è il ben venuto, fatelo entrare.
—Ma.... replicò il cappellano.... Vostra Signoria Illustrissima lo debbe conoscere per fama; è un uomo carico di scelleratezze....
—E non è egli una buona ventura, disse il Cardinale, che ad un tal uomo venga voglia di presentarsi ad un vescovo?
—È un uomo capace di qualunque cosa, replicò il cappellano.
—E anche di mutar vita, disse il Cardinale[223].
—Monsignore illustrissimo, insistette il cappellano, lo zelo fa dei nemici, sono arrivate più volte fino al nostro orecchio le minacce di alcuni che si sono vantati....