—E che hanno fatto? interruppe Federigo,
—Ma se costui, costui che tiene corrispondenza coi più determinati ribaldi, costui che non si spaventa di nulla, venisse ora.... fosse mandato, Dio sa da chi, per fare quello che gli altri....
—Oh! che disciplina è questa, interruppe ancora, sorridendo severamente, il vecchio, che un officiale raccomandi al suo generale di aver paura? Non sapete voi che la paura, come le altre passioni, ad ogni volta che le si concede qualche cosa, domanda qualche cosa di più? e che a questo modo, di cautela in cautela, bisognerebbe ridursi a non far più nulla dei doveri d'un vescovo?
—Ma questo è un caso straordinario, continuò il cappellano, caparbio per affezione: Vostra Signoria non può così esporre la sua vita. Costui è un disperato, Monsignore illustrissimo, lo rimandi; troveremo qualche onesta scusa....
—Ch'io lo rimandi? rispose con una certa maraviglia severa il Cardinale, per farmene un rimprovero per tutta la vita e renderne poi conto a Dio? Via, via; già egli ha troppo aspettato. Fatelo entrar tosto, e lasciatemi solo con lui.
Il cappellano non ebbe più coraggio di replicare, e fatto un inchino partì per obbedire, dicendo in cuor suo: non c'è rimedio; tutti i santi sono ostinati; epiteto che, nel senso in cui l'adoperiamo, il più sovente significa uno che non vuol fare a modo nostro.
Uscito nella stanza dov'era il Conte, qui pure solo in un canto, mentre tutti gli altri presenti si stavano raggruppati in un altro, a guardarlo e a parlare sommessamente, il cappellano gli si accostò, e gli disse che Monsignore lo aspettava; facendo nell'istesso tempo, in modo da non esser veduto dal Conte, un cenno delle spalle e del volto agli altri, che voleva dire: Quell'uomo benedetto; accoglierebbe Satanasso in persona.
Il Conte allora prese tosto una cintura con la quale teneva appeso l'archibugio e facendolo passare sul capo se lo tolse dalla spalla, si cavò dalla cintura dei fianchi due pistole, si staccò uno spadone, e fatto un fascio di tutto, si accostò ad uno dei preti che si trovavano nella stanza, gli consegnò quel fascio, dicendo: sotto la vostra custodia.
Signor sì, disse il prete, e non senza impaccio, allargando ben bene le mani e ponendo cura che nulla ne sfuggisse, lo prese con delicatezza come avrebbe fatto d'un bambino da portarsi al Fonte. Restava ancora un pugnale, di cui il manico d'avorio intarsiato d'oro, sporgeva tra il farsetto e la veste: e gli occhi erano rivolti sul Conte, per osservare se egli compisse la buona opera di disarmarsi e desse anche questo al curato. Ma il Conte non n'ebbe pure l'immaginazione: togliersi il pugnale era un pensiero troppo strano per lui: gli sarebbe sembrato di andar nudo.
Il cappellano aperse la portiera ed introdusse il Conte; il Cardinale si alzò, gli si fece incontro, lo accolse con un volto sereno, e accennò con gli occhi al cappellano che partisse; ed egli partì. Il Conte s'inchinò bruscamente, e guardò il Cardinale, abbassò gli occhi, tornò ad alzargli in quel venerabile aspetto. Federigo era stato vezzoso fanciullo, giovane avvenente, bell'uomo: gli anni avevano fatto sparire dal suo volto quel genere di bellezza che al suono di questo nome si ricorda primo al pensiero; e già gran tempo prima ch'egli toccasse la vecchiezza, le astinenze stesse e lo studio avevano tramutate ed offuscate alquanto le forme di quel volto; ma le astinenze stesse e lo studio, l'abitudine dei solenni e benevoli pensieri, il ritegno e la pace interna d'una lunga vita, il sentimento continuo d'una speranza superiore a tutti i patimenti, avevano sostituita nel volto di Federigo a quella antica bellezza, una, per così dire, bellezza senile, la quale spiccava ancor più in quel semplice fasto della porpora, che, nuda di ornamenti ambiziosi, tutto ravvolgeva il vecchio[224]. Stava questi aspettando che il Conte parlasse, onde pigliare dalle prime parole di lui il tuono del discorso; giacchè Federigo, benchè non sentisse quel genere di paura che il suo buon cappellano aveva voluto ispirargli, pure sapeva molto bene che bisbetico, ombroso e restio animale avesse dinanzi; e avendo preso di questa venuta una speranza indeterminata di qualche bene, non avrebbe [voluto] dire, nè far cosa che potesse guastare. Stava egli dunque tacito ed invitava il Conte a parlare con la serenità del volto, con un'aria di aspettazione amica, con quella espressione di benevolenza che fa animo agli irresoluti e sforza talvolta i dispettosi a dire cose diverse da quelle che avevano pensate: ma il Conte stava sopra di sè, perchè era venuto ivi, spinto piuttosto da una smania, da una inquietudine curiosa, che dal sentimento distinto di cose ch'egli volesse dire ed udire dal Cardinale. Dopo qualche momento però, ruppe egli il silenzio con queste parole: Monsignore illustrissimo.... dico bene? In verità, sono da tanto tempo divezzato dai prelati, che non so se io adoperi i titoli che si convengono.... che si usano.