La gioja orrenda ch'ella aveva provata tante volte nella sua vita pel buon successo delle imprese del Conte, gioja che nasceva da tutti i sentimenti abituali che abbiamo descritto, l'avevano resa non indifferente, ma propensa ai patimenti altrui, ed ella gli procurava con compiacenza ogni volta che il timore del padrone le avesse permesso o consigliato di farlo. Bersaglio sovente degli strapazzi e degli scherni dei bravi, ella aveva imparato a tollerare, rodendosi quando non poteva ripetere, ma quelle poche volte che le era lecito di straziarli impunemente senza dispiacere del padrone, le uscivano dalla bocca cose tanto argute, tanto profonde, tanto inaspettate, che il diavolo vi avrebbe trovato da imparare.

Intendete ora perchè la vecchia, guardando Lucia, faceva saltare il fuso con istizza e di tempo in tempo lo lasciava oscillare penzolone per aria; tutta assorta nei pensieri del terrore? Dagli ordini che il padrone le aveva dati partendo, e dal tuono con cui gli aveva proferiti, ella aveva compreso che al padrone premeva quella ragazza, ch'egli l'aveva fatta pigliare e la riteneva chi sa perchè; ma che voleva ch'ella fosse contenta. Vedendo ora che tutti i suoi tentativi per raddolcirla erano inutili, che la obbedienza, il garbo quasi servile, gli inviti amichevoli non avevano servito a nulla, stava in angoscia, pensando a quello che avrebbe detto il padrone quando, tornando, avrebbe trovata Lucia in quello stato di abbattimento. Poter dire: io non ci ho colpa, non era un pensiero che rassicurasse la vecchia, perchè ella era solita a vedere che il padrone misurava il suo tratto con gli uomini dalla soddisfazione o dalla noja che sentiva, e non da altro. Che colpa avevano tanti ch'egli aveva mandati all'altro mondo, e alla sorte dei quali ella stessa aveva applaudito? Tentava ella dunque di tempo in tempo Lucia con qualche parola dolce, nella quale, a dir vero, ella stessa poneva poca fiducia, dopo d'aver veduto Lucia resistere alla tentazione del mangiare; e in fatti non otteneva da Lucia altra risposta che un no, talvolta replicato, al quale ella ammutoliva: e si stava, come abbiam detto, aspettando con la venuta del padrone la rivelazione del destino.

Ma la povera Lucia, come nella notte non aveva mai fatto un sonno pieno, intero, e, per dirla con un calzante modo milanese, non aveva mai potuto dormire serrato, così a giorno fatto, nella luce chiara, non era desta perfettamente. Le memorie, i timori, le speranze si agitavano e si succedevano nella sua mente con quell'impeto volubile, con quel vigore incerto dei sogni, e il corpo, sbattuto, estenuato dai travagli, dal digiuno e dalla febbre, non concedeva allo spirito il pieno esercizio della coscienza. In questo stato era Lucia, sempre rannicchiata, quando fu bussato dal Conte; la porta s'aperse, la vecchia uscì, e la buona donna entrò con Don Abbondio. Tutto questo fu un istante; ma un istante di nuovo batticuore per Lucia, alla quale se lo stato presente era intollerabile, ogni mutazione era però una contingenza di spavento. Fissò ella gli occhi nei sopravvegnenti, vide una donna e si rincorò, vide un prete e le sue speranze si accrebbero; guardò più attentamente: è egli, o non è? son'io trasognata? È il mio curato!

La buona donna si avvicinò a Lucia, che, senza quasi pensarvi, si alzò, e salutatala con un volto di pietà cortese, si pose l'indice della destra su le labbra e stesa la manca la abbassava e la rialzava lentamente, come si dipinge il Salvatore che acquieta i flutti del mare di Tiberiade, e disse con voce sommessa: allegramente, veniamo a liberarvi.

—È dunque la Madonna che vi manda? disse Lucia, con un giubilo ancora incerto, ma pur vivissimo.

—Può essere, rispose la buona donna.

—Chi siete? come avete potuto...? cominciò Lucia alla buona donna; indi tosto, rapita da un'altra brama di sapere, si rivolse al curato e continuò: e lei, signor curato, come....?

—Ah! vedete? rispose Don Abbondio; son qui io, il vostro curato, a liberarvi dal lago dei leoni, senza riguardi per me, in una giornata fredda, a cavallo....

—E mia madre? domandò ancora Lucia, a cui le idee si succedevano in folla.

—La vedrete presto, oggi, rispose Don Abbondio: ma prima dovete vedere ben altro personaggio.