[3] Giuseppe Nicolini di Brescia, il 29 novembre del 1825, scriveva a Camillo Ugoni a Parigi: «Qui si son letti e si leggono i suoi romanzi, dai letterati, io penso, fino alle fantesche. Genio tremendo! Io l'ho in tanta ammirazione che sebbene nulla abbia letto di Goethe, che tu hai per suo rivale, io credo appena che altri possa essere così grande». Nel saggio biografico sullo Scott poi confessava: «qualunque esser possa il giudizio de' posteri, certo nell'età nostra, e forse in nessuna delle passate, non furono opere nè più lette, nè più tradotte, nè più imitate delle sue, nè scrittore di lui più celebre e popolare». Cfr. Nicolini G., Prose, Firenze, Le Monnier, 1861, p. 200.

[4] Sansone Uzielli, Del Romanzo storico e di Walter Scott; nell'Antologia, di Firenze, n. 39, marzo 1824, pp. 118-144, e n. 40, aprile 1824, pp. 1-18. Nel n. 36, decembre 1823, pp. 58-100, dello stesso periodico, aveva pubblicata la prima parte di questo scritto, intitolandola: Considerazioni sul romanzo in prosa, desunte dalle diverse vicende della letteratura in Italia e in Francia e dalla condizione sociale delle donne.

[5] Gualtiero Scott ed i principali fra' suoi successori di Francia che precedettero il 1830; nel periodico milanese Glissons, n'appuyons pas, ann. XII, n. 81 e n. 82, 7 e 10 ottobre 1840.

[6] Per darne un esempio, trascrivo dalla Gazzetta di Firenze, n. 57, 12 maggio 1832. il seguente avviso: «La celebrità dei romanzi del sig. Vittorio Ducange ha determinato i tipografi Bertani, Antonelli e comp. di Livorno di pubblicarne la prima traduzione italiana in venticinque volumi in-18º, in bella carta e caratteri, ciascuno ornato di una bella incisione in rame, al prezzo di lire una» toscana, ossia 84 centesimi.

[7] Manzoni A., Del Romanzo storico e, in genere, de' componimenti misti di storia e d'invenzione; in Opere varie, edizione riveduta dall'autore, Milano, Redaelli, 1845; pp. 482 e 490.

[8] Cantù C., Alessandro Manzoni, reminiscenze, Milano, Treves, 1882; I, 150.

[9] S[tampa] S[tefano], Alessandro Manzoni, la sua famiglia, i suoi amici, appunti e memorie, Milano, Hoepli, 1885; p. 58.

[10] L'Ape della letteratura italiana, ann. II, vol. I, pp. 310-311.

[11] Cfr. Le avventure di Nigel, romanzo di Walter Scott, tradotto dall'originale inglese dal prof. Gaetano Barbirri, Milano, Ferrario, 1828; vol. 4 in-8; e La bella fanciulla di Perth, ovvero la festa di San Valentino, romanzo storico di Walter Scott, volgarizzato sul testo inglese da Gaetano Barbieri, Milano, Ferrario, 1829, vol. 4 in-8.

Il Barbieri fu nominato professore di geometria elementare nel Liceo di Mantova il 2 gennaio del 1808 e conservò la cattedra anche sotto la dominazione austriaca, unendo all'insegnamento della geometria quello dell'algebra. Ha alle stampe un'Orazione ad onore dell'augusta imperatrice e regina Maria Teresa, recitata in Mantova nella solenne distribuzione de' premi dell'anno 1814, Milano, Gio. Pirotta, 1814; in-8. Tradusse la tragedia di Shakespeare: Giulietta e Romeo, Milano, Gaspare Truffi, 1831, in-8; i Viaggi nell'America meridionale di Felice Azara; la Storia universale del Müller; la Storia della Rivoluzione francese del Thiers; qualche opera dell'Hugo e di Paolo de Kock. Fu proprietario e direttore del giornale milanese I Teatri; prestò la sua collaborazione al Nuovo Ricoglitore, al Ricoglitore italiano e straniero e alla Rivista europea.