[38] La Battaglia di Benevento, storia del secolo XIII, scritta dal dott. F. D. Guerrazzi, Livorno, presso Bertani, Antonelli e comp. all'insegna del Palladio, 1827-1828; volumi quattro in-16. di pp. 239, 263, 143 e 249, con una vignetta nel primo.

Il 1º maggio del '28 il libraio Giuseppe Pomba di Torino così la annunziava nel catalogo delle edizioni «recentemente» entrate nel suo negozio: «Hanno i migliori critici nostri convenuto essere il romanzo storico opera degna degl'Italiani, e, senza parlare della rinomata opera di Manzoni, già da tutti conosciuta, lo hanno già coll'esempio dimostrato altri valenti scrittori. Il romanzo del sig. Guerrazzi tratta il gravissimo fatto della caduta di Manfredi lo Svevo e dello stabilimento di Carlo d'Angiò nel regno di Napoli, avvenuto il 1265. Per l'importanza dell'argomento, non meno che pei pregi dello stile, egli è certo un de' migliori che siano finora usciti in tal genere». Nella Gazzetta di Genova del 4 giugno '28 si legge questo avviso: «Libri nuovi. I tipografi Bertani, Antonelli e C. di Livorno hanno pubblicato il tomo 4º e ultimo del nuovo romanzo storico: La Battaglia di Benevento, storia del secolo XIII. Letterati di gran conto hanno trovato questo lavoro del dott. Guerrazzi degno degl'Italiani e trattato con quella verità di stile e di caratteri, propri de' tempi che abbraccia. Trovasi vendibile in Genova in 4 volumi in-12. al prezzo di lire due dal libraio Ferdinando Ricci». Intorno alle varie edizioni che ne furono fatte cfr. Vismara A., Bibliografia di F. D. Guerrazzi; aggiuntavi una raccolta di scritti e giudizi su di lui, Milano, 1880; in-16.—Graziano G., Bibliografia Guerrazziana; nella Rivista delle Biblioteche e degli Archivi, ann. XV [1904], vol. XV, n. 11-12, pp. 191-192.

[39] Biblioteca italiana, tom. LXI, gennaio 1831; pagine 47-61.

[40] Antologia, tom. XXXI, n. 92, agosto 1828, pp. 73-100.

[41] Indicatore Genovese, n. 16 e n. 17, agosto 1828. Cfr. Mazzini G., Scritti editi e inediti [quarta edizione], vol. II, Letteratura, vol. I, pp. 61-72.

[42] Il Tommaseo così finiva la giusta rampogna: «Tronchi l'A. dalla sua storia tutte le declamazioni, le troppo smaccate manifestazioni del sentimento suo proprio; e quella storia sarà, non dubito d'affermarlo, una delle più notabili produzioni letterarie del secolo. Ma così, com'ell'è, tutta amareggiata di fatalismo, tutta traboccante di giovenili rancori, malgrado la tanta sua bellezza ed originalità, non può vivere».

[43] Il Bini venne ferito la sera del 2 decembre 1827.

[44] Allude alla famiglia, dove non trovò affetto. Il padre, come nota il Guastalla, era «reso infelice dall'asprezza, dalla malinconia, dalle dure condizioni economiche con cui fu costretto a lottare, e in gran parte dal carattere della moglie». Della madre scrive lo stesso Guerrazzi [Note autobiografiche, Firenze, Successori Le Monnier, 1899; p. 189]: «la mia virtù mi ha impedito di odiarla, di più non ho potuto». Un giorno essa, «tolta fuori di sè da cieca ira», lo ferì, e il figlio, ricordandolo, esclama: «quel sangue scrisse in caratteri che non si cancellano, avermi dato la Natura una madre, avermela negata l'affetto. Scorre pure solitaria la vita quando sull'aurora dei nostri giorni diventa vedova di amore, così necessario e così sacro».

[45] Appunto per questo culto, il suo vecchio maestro Giambattista Spotorno, nel dar ragguaglio della Battaglia di Benevento nel Giornale Ligustico di Genova, da lui diretto [ann. II, fasc. 4. luglio-agosto 1828, pp. 397-399], piangeva «le stravaganze di un giovine che datosi in balìa ad una troppo vivace immaginazione, travolto dalla lettura del Byron, più non ravvisa nell'uomo che la perfidia e la disperazione». Della Battaglia discorse Giuseppe Bianchetti nella Continuazione del Giornale sulle scienze e lettere delle Provincie Venete, n.º 2. pag. 125 e segg. Ne tratta diffusamente Cesare Fenini [F. D. Guerrazzi, studi critici, Milano, Hoepli, 1874; pp. 75-162] e prende anche «a mostrare» [pp. 43-74] «in che e per quali cause il Manzoni sia riescito assai superiore al Guerrazzi». Cfr. pure: Fiorentino L., La giovinezza di F. D. Guerrazzi e la Battaglia di Benevento, Firenze, tip. Baroni e Lastrucci, 1900; in-16.

[46] «Forse il sig. Bertolotti si lasciò indurre a tanto schiccherar di romanzi dall'immenso guadagno di Walter Scott; ma se tale fu lo scopo suo, ci dispiace ch'egli andato sia nelle sue speranze miseramente fallito». Così, e non senza veleno, la Biblioteca italiana; la quale lo chiama con ragione: «sdolcinato nello stile, talvolta imitator servile degli ultramontani, nè mai pittor de' costumi, nel che consistere dovrebbe il pregio di questo genere di componimenti». Cfr. Prospetto delle lettere, arti e scienze nell'Italia; nella Biblioteca italiana, fascicolo di gennaio e febbraio 1826; pp. 56-57.