[28] Sul frontespizio del tomo I della copia per la Censura, che dice: Gli | Sposi Promessi | storia milanese del secolo decimo settimo | scoperta e rifatta | da | Alessandro Manzoni, si legge: Admittitur | Bellisomi, e di fianco: 1511. I. R. Censura | Mil.º li 3 luglio 1824 | Imprimatur Zanatta. Del canonico Ferdinando Bellisomi, che era insieme I. R. Censore e Prefetto del Ginnasio di S. Alessandro, mi scrisse Niccolò Tommaseo che nella sua giovinezza ebbe lui pure a sperimentare di quest'uomo «la dignitosa temperanza esercitata nel difficile uffizio, e la cortesia tinta di gentile mestizia, e la bontà cordiale». Bartolommeo Zanatta era Primo Censore e Direttore dell'I. R. Uffizio centrale di Censura e Revisione dei libri in Milano. Lo stampatore, nel presentarglielo, lo accompagnò con questo biglietto: «R. I. Ufficio di Censura. Rassegno a codesto R. I. Ufficio di Censura il Primo Tomo del Romanzo storico del Sig.ͬ D.ⁿ Alessandro Manzoni, intitolato: Gli Sposi Promessi, dimandando la permissione della stampa. Milano, il 30 Giugno 1824. Vincenzo Ferrario».
[29] Nel settembre del 1826 n'erano già stampati quattordici fogli del terzo e ultimo volume, come si ricava da una lettera del Manzoni del 10 di quel mese. La sua figlia Giulia scriveva al Fauriel l'11 aprile del 1827: «Il babbo vi dice tante cose; egli lavora, e m'incarica di dirvi che crede finalmente d'essere arrivato al fine del suo eterno lavoro. Voi sapete che spesso un capitolo gli piglia delle settimane; la sua salute, sempre cattiva, n'è cagione; così dunque è quasi finito, ma quando sarà finalmente finito?» Otto giorni dopo Ermes Visconti, scrivendo esso pure al Fauriel, gli dava questi ragguagli: «Alessandro è quasi al punto di consegnare allo stampatore gli ultimi capitoli del suo romanzo. Lo avremo, spero, nel mese di maggio». Il 5 di maggio la Giulia tornava a scrivere al Fauriel: «Il babbo vi manda quattro nuovi quaderni pel sig. Trognon» (lo sperato traduttore de' Promessi Sposi), «che gli saranno necessari, s'egli non è già stanco di questa briga... Il terzo volume del romanzo si stampa; si spera che sarà finito pel fine di questo mese, o al più per il principio dell'altro». In una lettera di Tommaso Grossi, del medesimo giorno, si legge: «A giorni uscirà in luce il romanzo del nostro Alessandro, aspettato e sospirato». La Giulia così ne riparla nella sua lettera del 5 giugno al Fauriel: «Eccomi anche questa volta a scrivervi per il babbo... Per la prima occasione che si presenterà vi manderà il resto de' fogli, che saranno, com'egli crede, presso a poco quattro; ve ne manda otto fra tanto, non avendone pronti di più... Voi vedete che noi possiamo finalmente sperare che questo eterno romanzo sarà pubblicato; ed era tempo, di scriverlo e gli altri di attenderlo». L'11 dello stesso mese di giugno il Manzoni stesso gli scrisse: «Respice finem, cher ami; c'est pour moi une véritable consolation de penser que désormais je vous entretiendrai d'autre chose que de cette fastidieuse histoire, dont je suis ennuyé moi-même autant que dix lecteurs: moi, dis-je; pour vous, je vous le laisse penser. Voici donc, pour finir d'en parler, les dernières feuilles du dernier volume; vous aurez la bonté de les transmettre a M.ͬ Trognon, s'il n'a jeté la plume après l'écritoire... Je vous préviens aussi que, aussitôt que le trois volumes seront en état de paraître (ce qui sera dans trois ou quatre jours), je chercherai un libraire qui ait quelque correspondant à Paris pour y envoyer cinq ou six exemplaires. Ils vous seront adressés, cher ami, et vous aurez la bonté et la peine d'en faire la distribution. Mais aussi ce sera la fin de la fin». Col seguente biglietto il Manzoni accompagnava un esemplare de' Promessi Sposi al dott. Giuseppe De Filippi, il 18 di giugno: «Se l'autore di questa filastrocca avesse potuto immaginarsi che il chiarissimo cav. dott. De Filippi, volesse dare alla lettura di essa una parte del suo tempo prezioso, non avrebbe certamente indugiato fin ora a pregarlo di gradirne una copia».
[30] Bosio F., Opere—vita di F. D. Guerrazzi, Milano, tip. editrice lombarda, 1877; p. 39.
[31] Albertazzi A., Il Romanzo, Milano, Vallardi, 1904: p. 227.
[32] Bertacchi A., Storia dell'Accademia Lucchese; in Memorie e documenti per servire alla storia di Lucca, tom. XIII, parte I, pp. 65-67.
[33] Risposta di P. T. al Signor C. pisano intorno l'opera di F. D. Guerrazzi; in-8, di pp. 15. Manca il nome dello stampatore, l'anno e il luogo, ma fu impressa a Livorno, co' tipi de' fratelli Vignozzi, nel 1826.
[34] Guerrazzi F. D., Lettere, per cura di Ferdinando Martini, Torino, Roux, 1891; I, 5-8.
[35] Mangini A., F. D. Guerrazzi, cenni e ricordi ad illustrazione di sei scritti pubblicati in appendice, Livorno, Giusti, 1904; pp. 3-5.
[36] Guastalla R., La vita e le opere di F. D. Guerrazzi, con appendice di documenti inediti, Rocca S. Casciano, Cappelli, 1903; I, 314.
[37] Detratte le spese, il guadagno ricavato dalla vendita del romanzo doveva spartirsi tra l'autore e gli editori. Le spese ammontarono a lire toscane 2209.10; l'utile netto a lire 78.313.40. Per aver la sua parte, bisognò che il Guerrazzi il 13 maggio del '29 ricorresse a' tribunali. Il 22 agosto del '44, come si rileva da una sua lettera, la Battaglia contava «in Italia e a Parigi» già «dodici edizioni».