[57] Alessandro Pestalozza, che fu amico del Manzoni ed era ritenuto dal Rosmini il più valente degli espositori del suo sistema filosofico, mostrando un giorno l'edizione illustrata de' Promessi Sposi ad Antonio Buccellati, giovinetto allora di quindici anni, gli diceva: «Di questo libro, nella prima età, tu assapori gustosamente il dialogo; durante il corso di rettorica, ti allettano le descrizioni; fatto adulto negli studi, ti si rivela la storia intima del nostro popolo nel secolo XVII; e poi e poi ogni volta che tu lo rilegga, in ogni linea senti e ritrovi la storia dell'uomo; gli è questo il miglior trattato di psicologia e morale che io conosca».

[58] È invece così intitolata: Sul commercio de' commestibili e caro prezzo del vitto. Opera storico-popolare di Melchiorre Gioia, istoriografo della Repubblica Cisalpina, Milano, 1º Brumale, anno X. Presso Pirotta e Maspero stampatori-librai; due vol. in-16.

Fu poi ristampata tra le Opere minori di Melchiorre Gioia e ne forma il vol. XII, Lugano, presso Giuseppe Ruggia e C., MDCCCXXXV.

[59] Buccellati A., Manzoni ossia del progresso morale, civile e letterario quale si manifesta nelle opere di Alessandro Manzoni, letture fatte avanti il R. Istituto Lombardo di scienze e lettere, Milano, tip. editrice Lombarda, 1873; vol. II, pp. 41-42.

[60] Il Casanova così dava ragguaglio al suo amico Gaetano Bernardi della prima visita che fece al Poeta: «Stamani, mandando dentro la lettera del Bonghi e del Trotti, sono andato avanti ad Alessandro Manzoni. Che bell'uomo, che bell'uomo! Anche questo! Ho rotto facilmente il ghiaccio, assicurandolo che io non ero lì per doverlo lodare, ma perchè gli volevo bene. Dopo pochi momenti eravamo insieme come vecchie conoscenze. Basta dire che, entrato all'una in punto, ne sono uscito alle cinque: quattr'ore con Alessandro Manzoni! S'è parlato di religione, di politica, di poesia, di tutto (e qui è stato un gran merito mio) dei Promessi Sposi e dell'altre sue opere. Ho tenuto più di tre quarti d'ora in mano il libro dove furono abbozzati gli Inni sacri. È un volume prezioso. La Pentecoste bisogna vederlo lì come nacque e come di mano in mano andò, non perfezionandosi, ma ricominciando».

[61] Cfr. La lettera ad Alfonso Della Valle di Casanova sulle correzioni ai Promessi Sposi; in Scritti postumi, I, 251-293.

[62] Morbio C., Alessandro Manzoni ed i suoi autografi, notizie e studi, Firenze, tip. Editrice dell'Associazione, 1874; pp. 30-31.

[63] S[tampa] S[tefano], Alessandro Manzoni, la sua famiglia, i suoi amici, appunti e memorie, Milano, Hoepli, 1885; pp. 60-61.

Nel vol. II [Milano, Cogliati, 1889], a p. 133 torna a scrivere: «Ciò che suggerì l'idea del romanzo al Manzoni fu la grida, di cui ho già parlato. A prima vista par poco, eppure è moltissimo; perchè il Manzoni aggiunse tosto:—Da quella grida e dall'esservi contemplata la proibizione di fare un matrimonio qualunque, venne naturalmente tutto il resto, e la peste poi mi offriva un finale terribile e di molto effetto e che poteva sciogliere tutte le difficoltà del romanzo.—Anche queste sono parole dettemi dal Manzoni».

[64] Carcano G., Vita di Alessandro Manzoni, Milano, Rechiedei, 1873; pp. 22-24.