[97] Dal paese di Lucia. (Ed.)
[98] A cominciare dalle parole: Visitando una di quelle parrocchie, ecc. fino a quelle: dalle zanne del lupo, con cui ha fine questo tratto del Romanzo, il Manzoni diè di frego a ogni cosa, scrivendo in margine: «Invece di questa visita, ecc. sia Don Abbondio che avendo saputo come Donna Prassede cercava una donna di servizio, suggerisca ad Agnese di proporre Lucia; e lo faccia per mostrare interessamento, e per isbrigarsene nello stesso tempo. Agnese vada da Donna Prassede, che villeggia a qualche miglio di là e deve partire all'indomani per Milano. Lucia è accettata. Il Conte e le conseguenze si raccontino nel capitolo IX». (Ed.)
[99] Lo ribattezzò poi col nome di Don Ferrante. Quello di Valeriano gli fu suggerito dal «gran Valeriano Castiglione», autore dello Statista regnante. (Ed.)
[100] Divenne poi Donna Prassede. (Ed.)
[101] È un brano anche questo del capitolo IV. (Ed.)
[102] Nel paese di Lucia. (Ed.)
[103] Segue, cancellato: «che nella sua povertà privata, godeva della potenza soverchiatrice, della cupida ambizione». (Ed.)
[104] Segue, cancellato: «superficiali: se fossero diventate comuni, se molti uomini di tutte le nazioni le avessero ricevute e messe in pratica, fossero divenuti virtuosi come Fabricio, vi sarebbero state molte nazioni forti per la loro temperanza e avide di dominare, le qua[li]. (Ed.)
[105] Di fianco al periodo, che incomincia colla parola: superficiali e che termina qui, il Manzoni segnò una linea e scrisse in margine: «Direi, se si può, che quelle idee adottate universalmente avrebbero prodotti uomini poveri e forti e ambiziosi: non migliorato il mondo, etc. queste invece avrebbero introdotta una equa e pacifica distribuzione delle cose necessarie, poveri soccorsi e ricchi astinenti: cresciuta la pazienza a misura che ne sarebbe scemato il bisogno». (Ed.)
[106] Col racconto di questo episodio della vita del cardinal Federigo ha termine il capitolo IV del tomo III della prima minuta. (Ed.)