—Dio vi benedica, disse il Conte, e vi compensi con altrettanta e più consolazione i mali che io vi ho fatti, tutti quelli che avete sofferti. Indi soggiunse titubando: Come sarei contento se potessi far qualche cosa per voi!
—Preghi per me, disse Lucia, ora ch'è divenuto santo.
—Quello ch'io sono stato, lo so pur troppo anch'io: quello ch'io ora sia, Dio solo lo sa, rispose il Conte... Ma voi, in questa vostra orribile sciagura ... in questa mia scelleratezza... non avete avuto soltanto timori e crepacuori... La vostra famiglia ... una famiglia quieta e stabilita... i vostri lavori, l'avviamento ... voi avete sofferti danni d'ogni genere ... se osassi... se osassi parlare di compensar questi, io che v'ho fatto tanto male, che non potrò compensar mai... ma Dio è ricco... frattanto datemi questa prova di perdono... accettate, e qui cavò, con peritanza quasi puerile[93], un rotolo di tasca... accettate questa picciola restituzione... non mi umiliate con un rifiuto.
—No, no, disse Lucia: Dio mi ha provveduta abbastanza: v'ha tanti poverelli che patiscono la fame: io non ho bisogno ...
—Deh! non rifiutate, replicò il Conte con umile istanza: se sapeste! questa somma... questo numero ... pesa tanto in mano mia... e sarei tanto sollevato se l'accettaste... Non mi farete questa grazia, per mostrarmi che m'avete perdonato? e vedendo che il volto d'Agnese esprimeva il consenso che il volto e le parole di Lucia negavano, presentò alla madre il rotolo, implorando, pur con lo sguardo, il consenso di Lucia[94].
—Grazie, disse Agnese al Conte; e tu, continuò rivolta a Lucia, ora non parli bene. Questo signore lo fa pel bene dell'anima sua, e noi poveri non dobbiamo esser superbi. Così dicendo svolse il rotolo e sclamò: Oro!
—Vostra madre ha ragione, disse Don Abbondio: accettate quello che Dio vi manda, e se vorrete farne del bene, non mancheranno occasioni. Così facessero tutti! Così Iddio toccasse il cuore a qualchedun altro e gli spirasse di compensare anche me, povero prete, delle spese che ho dovuto fare in medicine per quella maledetta... Voleva dire paura, ma ebbe paura di parlare imprudentemente e si fermò.
—Vi ringrazio della vostra degnazione, disse il Conte a Lucia, e del vostro perdono. E se mai in qualunque caso voi credete ch'io possa esservi utile, voi sapete... pur troppo... dove io dimoro. Il giorno in cui mi sarà dato di fare qualche cosa per voi, sarà un giorno lieto per me: mi parrà allora che Dio mi abbia veramente perdonato.
—Ecco che cosa vuol dire avere studiato! disse Agnese: appena Dio tocca il cuore, si parla subito come un predicatore.