Lucia ringraziò pure il Conte, il quale, dopo d'aver ripetute parole di scusa[95] e di umiliazione e di tenerezza, si congedò, uscì con Don Abbondio, e sulla porta si divisero. Il Conte, tra le acclamazioni della folla, prese la via che conduceva al suo castello, e Don Abbondio tornò a casa.

Appena le due donne furono sole, Agnese svolse il rotolo e in fretta in fretta si diede a noverare. Dugento scudi d'oro! sclamò poi; quanta grazia di Dio. Non patiremo più la fame certamente.

—Mamma, disse Lucia, poichè quel signore ci ha costrette ad accettare questo dono e ha preteso che fosse una restituzione... quei denari non sono tutti nostri. Non siamo noi sole che abbiamo sofferti danni... non sono io sola che abbia dovuto fuggire, intralasciare i miei lavori. Io sono tornata finalmente... e se non istarò qui, ho almeno chi pensa a me, chi non mi lascerà mancare di nulla... Un altro è lontano, e Dio sa quando potrà tornare. Mi parrebbe di aver rubati quei denari, se almeno almeno non gli dividessi con lui.

—Glieli porterai in dote, disse Agnese, studiandosi di rotolare come prima gli scudi, che, facendo pancia da una parte o dall'altra, sfuggivano dalle sue mani inesperte.

—Non parliamo di queste cose, mamma, disse Lucia sospirando; non ne parliamo. Se Dio avesse voluto... ah! le cose non sarebbero andate a quel modo. Non era destinato che fossimo... non ci pensiamo per carità.

—Ma s'egli torna, voleva cominciare Agnese.

—È lontano, è profugo, ramingo... ah! c'è altro da pensare: forse egli stenta, forse non ha pane da mangiare. Forse con questo ajuto egli potrà collocarsi bene altrove, farsi un avviamento, uno stato ...

—Ohe! disse Agnese, tu non pensi più a lui?...

—Penso a toglierlo d'angustia e di bisogno, rispose in fretta Lucia. Questo lo possiamo fare; al resto provvederà Iddio.

Agnese era onesta e buona, e per quanto le piacessero quei begli scudi giallognoli, non avrebbe potuto possederli con un contento puro e tranquillo quando le fossero divenuti in mano un testimonio di dura e bassa avarizia. Consentì ella dunque a destinarne la metà a Fermo e promise a Lucia che avrebbe cercato tosto il mezzo di farglieli tenere sicuramente. Ma Agnese era rimasta colpita di quella nuova rassegnazione di Lucia all'assenza del suo promesso sposo, e non lasciò di tentarla con interrogazioni dirette, tortuose, calzanti, subdole, per venirne all'acqua chiara. Lucia però seppe per allora e per qualche tempo schermirsi dal soddisfare alla curiosità materna, allegando sempre che era inutile il pensare a cose che le circostanze rendevano impossibili[96].