—Piano, piano, disse Don Ferrante; il quale, benchè occupato a dissertare in un altro crocchio, aveva intesa quella scappata del Signor Lucio. Piano, piano; se si tocca la scienza, son qua io a difenderla.
—Don Ferrante fa da buon cavaliere a prender le parti d'una dama che gli comparte tanti favori, disse una signora; e il tratto riscosse un mormorìo di applauso da tutta la brigata.
—Quand'anche ciò fosse vero, disse Don Ferrante, dopo aver pensato soltanto per un mezzo minuto, una tale parzialità sarebbe da attribuirsi non al mio debol merito, ma alla innata benignità del sesso. Comunque sia, continuò egli, son qui a provare che la scienza non ha colpa in quegli spropositi che si metton fuori sotto il suo nome.
—Don Ferrante, con tutto il suo ingegno, non mi potrà sostenere, rispose il Signor Lucio, che tutte quelle belle ragioni che si dicono da alcuni per far credere che vi sia la peste, il contagio, o che so io, non sieno cavate dalla scienza.
—Dica dalla superficie, Signor Lucio, dalla superficie, rispose Don Ferrante. Anzi la scienza, chi la scava un po' al fondo, dice tutto il contrario e insegna chiaramente che il contagio è una cosa impossibile, una chimera, un non-ente.
—Sono cose che le donne possano intendere? domandò quella signora.
—La materia è un po' spinosa, disse Don Ferrante; ma vedrò di renderla trattabile. Dico dunque, che in rerum natura non vi ha che due generi di cose; sostanze e accidenti: ora il decantato contagio non può essere nè dell'uno, nè dell'altro genere; dunque non può esistere in rerum natura. Le sostanze... prego di tener dietro al filo del ragionamento... sono semplici, o composte. Sostanza semplice il contagio non è; e si prova in due parole: non è sostanza aerea, perchè se fosse, volerebbe tosto alla sua sfera, e non potrebbe rimanersi a danneggiare i corpi: non è acqua, perchè bagnerebbe; non è ignea, perchè brucerebbe; non è terrea, perchè sarebbe visibile. Sostanza composta, nè meno, perchè tutte le sostanze composte si fanno discernere all'occhio, o al tatto; e fra tutti i signori medici non vi sarà quell'Argo che possa dire d'aver veduto; non vi sarà quel Briareo che possa dire di aver toccato questo contagio. Oh benissimo; vediamo ora se può essere accidente. Peggio che peggio. Ci dicono questi signori che il contagio si comunica da un corpo all'altro; sarebbe dunque un accidente trasportato. Ah! ah! un accidente trasportato: due parole che cozzano, che ripugnano, che stanno insieme come Aristotele e scimunito; due parole da fare sgangherar dalle risa le panche delle scuole, da fare scontorcere la filosofia, la quale tiene, insegna, pone per fondamento che gli accidenti non possono mai mai passare da un soggetto all'altro. Mi pare che la cosa sia evidente.
—Intanto, disse il Signor Lucio, senza tutti questi argomenti, col semplice buon senso, tutti i galantuomini e il popolo stesso sanno benissimo che questo contagio è un sogno.
—Non lo sanno; perdoni, rispose Don Ferrante, lo indovinano a caso, come atomi senza cervello che, girando senza saper dove, concorressero a comporre una figura regolare. Mi dica un po', di grazia, se sapranno poi dire la cagione vera di questa mortalità.