—Eh! non è vero che non vi ho detto nulla? Me ne potrete esser testimonio, ma vi raccomando il segreto.—Così dicendo, si mise a correre per un viottolo che conduceva al luogo ov'ella era avviata. Fermo, che aveva acquistata tutta la certezza che una trama iniqua era ordita contro di lui, e che il curato la sapeva, non potè più tenersi, e tornò in fretta alla casa di quello, risoluto di non uscire prima di sapere i fatti suoi, che gli altri sapevano così bene. Entrò dal curato.

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—Mi promettete ora, disse il curato, di non dir niente?

Fermo, senza rispondere, gli chiese di nuovo perdono, e

da lui, che molto anco volea

Chiedere e udir, qual lume al soffio sparve.

Don Abbondio, dopo d'averlo invano richiamato, tornò in casa, cercò Vittoria; Vittoria non v'era; egli non sapeva più quello che si facesse.

Spesse volte è accaduto a personaggi assai più importanti di Don Abbondio di trovarsi in situazioni imbrogliate a segno di non sapere quale determinazione prendere, e non avendo nulla di opportuno da fare, e non potendo stare senza far nulla senza una buona ragione, trovarono che una febbre è una ragione ottima, e si posero al letto colla febbre. Questo disimpegno Don Abbondio non ebbe bisogno d'andarlo a cercare, perchè se lo trovò naturalmente. Lo spavento del giorno passato, l'agitazione della notte e lo spavento replicato di quella mattina lo servirono a maraviglia. Si ripose sul seggiolone tremando dal brivido e guardandosi le unghie e sospirando; giunse finalmente Vittoria. Risparmio al lettore i rimproveri e le scuse. Basti dire che Don Abbondio ordinò a Vittoria di chiamare due contadini suoi affidati e di tenerli come a guardia della casa, e di far sapere che il curato aveva la febbre. Dati questi ordini, si pose a letto, dove noi lo lasceremo senza più occuparci di lui un tratto di tempo, nel quale egli cessa d'avere un rapporto diretto colla nostra storia. Soltanto per prestarmi alla debolezza di quei lettori che non capiscono che l'uomo timido, il quale lascia di fare il suo dovere per ispavento, merita meno pietà dello scellerato consumato, il quale, cercando il male e facendolo spontaneamente, mostra almeno di avere una gran forza d'animo e di sentire le alte passioni, e che potrebbero essere solleciti per quel meschino, credo di doverli informare che Don Abbondio non morì di quella febbre.