—Ah! Lucia! e poi? non siamo ancora marito e moglie: il curato vorrà farci la fede di stato libero? non saremo pigliati come vagabondi? dove andarci a porre?

Lucia ricadde nel pianto. Sentite, disse Agnese; sentitemi, che son vecchia. Era questa una confessione che la buona Agnese faceva di rado, in caso di somma necessità e quando si trattava di dar fede alle sue parole. Io ho veduto un poco il mondo: non bisogna spaventarsi troppo: il diavolo non è mai brutto come si dipinge; e a noi povera gente le cose pajono talvolta imbrogliate, imbrogliate, perchè non abbiamo la pratica per uscirne. Io ho veduto molte volte dei casi che parevano disperati: un buon parere d'un uomo che aveva studiato aggiustò tutto. Fate a modo mio, Fermo. Pigliate quei quattro capponi, poveretti! che doveva sgozzare io questa mattina pel banchetto: teneteli bene stretti per le gambe, andate a Lecco: sapete dove abita il dottor Pèttola?[154].—Lo so benissimo.—Bene, andate da lui, presentategli i capponi: perchè, vedete, quando si vede che uno può regalare, gli si dà retta. Contategli tutto il fatto, e domandategli parere. Eh ne ho visto io della gente che non sapevano dove dar del capo, che andando a consultarsi con lui non trovavano la strada, e dopo d'avergli parlato tornarono a casa vispi come un tincotto che saltellando nella barca, per disperazione, cade nell'acqua e si trova in casa sua. Fate così, Fermo.

Nelle situazioni molto imbrogliate il parere che piace più è quello di pigliar tempo per avere un altro parere definitivo: ogni consiglio che suggerisca una risoluzione presenta ostacoli, difficoltà, nuovi imbrogli: ma questo, di consigliarsi di nuovo e meglio, è semplice, non nuoce e nello stesso tempo dà una lusinga indeterminata che per questo mezzo si troverà una uscita[155].


VII.

Una digressione.

Bisogna confessare che nei romanzi e nelle opere teatrali, generalmente parlando, si vive meglio che a questo mondo: ben è vero che vi s'incontrano birboni più feroci, più diabolici, più colossali, scelleraggini più raffinate, più ingegnose, più recondite, più ardite, che non nel corso reale degli avvenimenti; ma vi ha pure dei grandi vantaggi, ed uno che basta a compensare molti mali, uno dei più invidiabili si è che gli onesti, quelli che difendono la causa giusta, per quanto sieno inferiori di forze e battuti dalla fortuna, hanno sempre in faccia dell'empio, ancor che trionfante, una sicurezza, una risoluzione, una superiorità di animo e di linguaggio che dà loro la buona coscienza, e che la buona coscienza non dà sempre agli uomini realmente viventi. Questi, quando abbiano dalla parte loro la giustizia senza la forza, e vogliano pure ottenere qualche cosa difficile in favore della giustizia, sono obbligati a pensare ai mezzi per giungere a questo loro fine, e i mezzi sono tanto scarsi, e per porli in opera senza guastare la faccenda si incontrano tanti ostacoli, fa bisogno di tanti riguardi, che da tutte queste considerazioni si trovano posti necessariamente in uno stato di esitazione, di cautela e di studio che gli fa sovente scomparire in faccia ai loro avversarj, risoluti ed incoraggiati dalla forza e dalla abitudine di vincere, e spesse volte, convien dirlo, dal favore o sciocco, o perverso degli spettatori. L'uomo retto sente, a dir vero, con certezza e con ardore la giustizia della sua ragione, ma questa sua idea è un risultato, una conseguenza d'una serie di ragionamenti e di sentimenti, per la quale è trascorso il suo animo: se egli la esprime, fa ridere l'avversario, il quale per un'altra serie d'idee è giunto e si è posto in un risultato opposto: e pur troppo, tolti alcuni casi, l'uomo che non ha che sè per testimonio e per approvatore e che vede negli altri contraddizione e scherno perde facilmente fiducia, e quasi quasi è disposto a dubitare, o almeno si trova in quello stato di contrasto che fa comparire l'uomo imbarazzato. Avvien quindi spesse volte che un ribaldo mostra in tutti i suoi atti una disinvoltura, una soddisfazione che si prenderebbe quasi per la serenità della buona coscienza, se fosse più placida e più composta, e che l'uomo onesto e nella espressione esteriore e nell'animo interno mostra e prova talvolta una specie d'angustia e di vergogna, che si crederebbe rimorso, dimodochè a poco a poco finisce per essere soperchiato non solo nei fatti, ma anche nel discorso e nel contegno, e sta come un supplichevole e quasi come un reo dinanzi a colui che lo è veramente.