Si è fatta questa riflessione per ispiegare come il buon Padre Cristoforo, il quale veniva per domandare a Don Rodrigo l'adempimento della più stretta giustizia e la cessazione della più vile iniquità, si rimase come confuso e vergognoso quando si trovò così solo con tutte le sue buone ragioni in mezzo ad un crocchio romoroso e indisciplinato di amici di Don Rodrigo, e in sua presenza[156].

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In mezzo a questo trambusto vennero i servi a torre le mense, ricevendo e dando urtoni e gomitate: quindi si pose sul desco molle un gran piatto piramidale di marroni arrostiti, e si portarono fiaschi di vino più prelibato, di quello che in Lombardia si chiama vino della chiavetta, e del quale, per un privilegio singolare, ogni proprietario ha sempre il migliore del contorno. Gli elogj del vino, com'era giusto, ebbero una parte della conversazione, senza però cangiarla del tutto: il gridìo continuò per una buona mezz'ora: le parole che si sentivano più spesso erano ambrosia e impiccarli. Finalmente Don Rodrigo si alzò e con esso tutta la rubiconda brigata: e Don Rodrigo, fatte le sue scuse agli ospiti, si avvicinò al Padre Cristoforo e lo condusse seco in una stanza vicina[157].

Ognuno può avere osservato che dalla peritosa sposa di contado fino a... fino all'uomo il più disinvolto e imperturbabile, e, per dirla in milanese, il più navigato, tutti hanno certi loro gesti famigliari, certi moti insignificanti, dei quali fanno uso quasi involontariamente, quando trovandosi con persone, colle quali non sieno molto addomesticati, non sanno troppo che dire, o aspettano il momento di dir cosa la quale non è attesa, nè sarà molto gradevole a chi deve intenderla. La differenza che passa tra gl'intrigati e i navigati (son costretto a prendere entrambi i vocaboli dal dialetto del mio paese, il quale non manca d'uomini dell'una e dell'altra specie) la differenza è che i primi coi loro moti incerti e vacillanti e goffi mostrano sempre più il loro imbarazzo e vi si vanno sempre più affondando, mentre negli altri questo disimpegno è nello stesso tempo un esercizio di eleganza e di superiorità. Tutte le classi hanno una provvisione particolare e caratteristica di questi atti, e questa distinzione era più osservabile nei tempi in cui le classi erano più distinte per abitudini e anche pel costume di vestire, il quale si prestava naturalmente ad usi diversi di questo genere. Si potrebbe qui fare una erudita enumerazione di questi gesti, cominciando dai personaggi più celebri e dalle condizioni più note degli antichi Romani, o anche degli Egizj, ma sarebbe troppo provocare l'impazienza del lettore, avido certamente di seguire la nostra interessante storia. Diremo soltanto che gli atti più usuali dei cappuccini per avere, come dicono i francesi, une contenance, erano di accarezzarsi la barba, di fare scorrere il berrettino innanzi indietro dal sincipite all'occipite, di porre la mano destra nella larga manica sinistra e viceversa, o di stirarsi il cordone, o di palpare ad uno ad uno i grossi paternostri del rosario, che tenevano appeso alla cintola. Questa ultima operazione appunto faceva il Padre Cristoforo quando si trovò da solo a solo con Don Rodrigo; di modo che si avrebbe creduto che vi ponesse molta occupazione, ma il lettore sa che il buon Padre era preoccupato da tutt'altro. Del contegno di Don Rodrigo non occorre parlare, giacchè ognun sa che nessuno è tanto sciolto, franco, sgranchiato, quanto un ribaldo dopo un buon desinare. Stava egli però con qualche curiosità e con qualche sospetto di quello che il Padre fosse per dirgli; sospetto che il contegno un po' irresoluto del Padre aveva quasi cangiato in certezza, gli accennò con sussiego che sedesse, si pose egli pure a sedere, e ruppe il silenzio con queste parole:—In che posso obbedirla, Padre?—Questo era il suono delle parole, ma il modo con cui erano proferite voleva dire chiaramente: frate, bada a chi tu parli, e a quello che dirai.

Il tuono insolente di quest'invito servì mirabilmente a togliere ogni imbarazzo al Padre Cristoforo; perchè, risvegliando quell'uomo vecchio che il Padre non aveva mai del tutto spogliato, mise in moto quello che v'era in lui di più franco e di più risoluto: cosicchè, invece di farsi animo, dovett'egli frenare l'impeto che lo spingeva a rispondere sullo stesso tuono, per non guastare l'opera delicata che stava per intraprendere. Onde, con modesta, ma assoluta franchezza, rispose:—Signor Don Rodrigo, il mio sacro ministero mi obbliga a passare un officio con vossignoria. Io desidero ardentemente che nessuna mia parola possa spiacerle, e per antivenire ad ogni disgusto, debbo assicurarla che in tutto quello ch'io sono per dire io ho di mira il bene di lei, quanto quello di qualunque altra persona.—Don Rodrigo non rispose che allungando il volto, stringendo le labbra, aggrottando le ciglia e dando ai suoi occhi una espressione ancor più minacciosa e sprezzante.


VIII.

Il Padre Cristoforo ripreso dal Guardiano di Pescarenico.