IX.

Il tentativo fallito del matrimonio clandestino.

A) PRIMA MINUTA.

Tra il primo concetto di una impresa terribile e l'adempimento, ha detto uno scrittore privo di buon gusto, l'intervallo è un sogno di fantasmi e di paure. Lucia era nelle angosce di questo sogno. Agnese, la stessa Agnese, così risoluta e disposta all'operare, era sopra pensiero, e trovava a stento le parole per rincorare la poveretta. Ma al momento in cui l'azione comincia e l'animo che fino allora tollerava i pensieri che gli passavano sopra, cacciandosi a vicenda e tornando, è costretto a comandare una risoluzione e a dirigere le azioni del corpo, allora egli si trova tutto trasformato: al terrore e al coraggio, che lo agitavano, succede un nuovo terrore, e un nuovo coraggio: l'impresa si affaccia alla mente come una apparizione nuova, inaspettata; si scoprono mezzi e ostacoli non pensati; ciò che sembrava più difficile si trova fatto quasi da sè, l'immaginazione si ferma spaventata, le membra niegano di moversi dinanzi ad un passo che era sembrato il più agevole: il cuore manca alle promesse che aveva fatte con più sicurezza.

Quando s'intese bussare sommessamente alla porta[161], Lucia fu presa da tanto terrore, che risolvette in quel momento di soffrire ogni cosa, di esser sempre divisa da Fermo, piuttosto che eseguire la risoluzione presa; ma quando Fermo, entrato, disse: son qui, andiamo; quando tutti si mostrarono pronti ad avviarsi senza esitazione, come a cosa già determinata, Lucia, come strascinata, prese tremando un braccio della madre e un braccio di Fermo e s'avviò colla brigata avventurosa.

Zitti, zitti, nelle tenebre, a passo misurato, giunsero dinanzi alla casa del nostro Don Abbondio, il quale era ben lontano pover uomo! dal pensare che una tanta burrasca si addensasse sul suo capo. Qui si separarono, come erano convenuti: e la coppia innocente, per un viottolo tortuoso, che girava attorno all'orto del curato, e sdrucciolando poi sommessamente dietro il muro di fianco della casa, venne a porsi presso all'angolo di essa; Fermo e Lucia, per trovarsi nel luogo più vicino alla porta ed entrare quando il destro verrebbe; Agnese, per uscire ad incontrare Perpetua nel momento opportuno. Toni, destro, col disutilaccio di Gervaso, che non sapeva far nulla da sè, e senza il quale non si poteva far nulla, si affacciarono bravamente alla porta e toccarono il martello.

—Chi è? gridò una voce alla finestra, che si aperse in quel momento: era la voce di Perpetua. Malati non ce n'è, dovrei saperlo: è forse accaduta qualche disgrazia?

—Son io, rispose Tonio, con mio fratello, che abbiamo bisogno di parlare col signor curato.