L'assediato, veggendo che il nemico non isgomberava, aperse una finestra che dava in sul sagrato, e si diede a gridare: aiuto! Batteva la più bella luna del mondo: e l'ombra della chiesa e del campanile si disegnava bruna e distinta[172] sul piano verde e liscio del sagrato. Per quell'ombra veniva tranquillamente, con un gran mazzo di chiavi pendente alla mano, il sagrista, il quale, dopo suonata l'avemaria, era rimasto a governare non so che arredi dell'altare. A quel gridìo levò egli la testa.
—Lorenzo[173]! gridò don Abbondio: accorrete: gente in casa: aiuto! aiuto!
Lorenzo, quantunque sbigottito, non perdette la testa; trovò in su l'istante ch'egli poteva dar più aiuto che non gliene fosse domandato, senza cacciarsi egli nel tafferuglio, quale ch'e' fosse. Corse indietro alla porta della chiesa; tolse nel mazzo la grossissima chiave, entrò, andò difilato al campanile, prese la corda della campana maggiore e suonò a martello[174].
X.
Le correzioni all'«Addio ai monti».
A) PRIMA STESURA.
I viaggiatori silenziosi, volgendosi addietro, guardavano [il paese] le montagne e il paese, che la luna illuminava. Si distinguevano i villaggi, i campanili, le capanne: il castelletto di Don Rodrigo colla vecchia sua torre [sovrastava fra le capanne e le signoreggiava] alto sulle capanne pareva un [superbo] feroce ritto nelle tenebre che [medita il delitto] in mezzo ad una folla di coricati nel sonno [stesse] vegliasse meditando un delitto. Lucia [scorreva coll'occhi] lo vide, e rabbrividì; scerse coll'occhio verso il sito della sua umile casa, vide un pezzo di muro bianco che usciva da una macchia verde scura, riconobbe la [ca] sua casetta, e il fico che ombreggiava la stessa: e seduta com'era sul fondo della barca, poggiò il gomito sulla sponda, chinò su quello la fronte come per dormire; e pianse segretamente.
Addio, monti [ritti negli abissi dell'acque] [appoggiati negli abissi delle acque ed elevati verso il cielo;] posati sugli abissi dell'acque ed elevati al cielo; cime ineguali, conosciute a colui [che vi guardò colle prime sue occhiate] che fissò sopra di voi i primi suoi sguardi, e che visse fra voi, come egli distingue all'aspetto [gli uomini coi] l'uno dall'altro i suoi famigliari, [valli segrete] valloni segreti, ville sparse e biancheggianti sul pendìo come branco disperso di pecore pascenti, addio! Quanto [spiacevole] è [doloroso il lascia] tristo il lasciarvi a chi vi conosce dall'infanzia! quanto è nojoso l'aspetto della pianura [che fastidisce l'occhio e lo conduce per lontani spazj dov'egli non trova che] dove [quello] [lo spazio che si percorre somiglia a q] il sito a cui si aggiunse è simile a quello che si è lasciato addietro, dove l'occhio [fastidito] cerca invano [negli] nel lungo spazio, dove riposarsi e [guardare] contemplare, e si [abbassa] ritira fastidito come dal fondo d'un quadro su cui l'artefice non abbia ancor figurata alcuna immagine della creazione. Che importa che nei [deserti] piani deserti surgano città superbe ed affollate? il montanaro che le passeggia [non può stupirsi degli edificj] avvezzo alle alture di Dio, non sente il diletto della maraviglia nel mirare edificj che il cittadino chiama [alti] elevati perchè gli ha fatti egli ponendo a fatica pietra sopra pietra. Le vie che [si lodano] hanno vanto di ampiezza, gli sembrano valli [anguste] troppo anguste; [ed [egli] egli sa] l'afa immobile lo opprime, ed egli che nella vita operosa del monte non [aveva] [pensava alla sanità che allor quando] aveva forse provato altro malore che la fatica, divenuto [sospettoso] timido e delicato come il cittadino, [parla] si lagna del clima e della temperie, e dice che morrà se non torna ai suoi monti. Egli che sorto col sole non riposava che al mezzo giorno, e [alla sera] al cessare delle fatiche diurne, [ora] passa le ore intere nell'ozio malinconico ripensando alle sue montagne.