«E sappiamo anche,» continuò il notaio, «quel riverito nome.»

—Diavolo! il nome poi, com'hanno fatto?—pensò l'oste questa volta.

«Ma voi,» riprese l'altro, con volto serio, «voi non dite tutto sinceramente.»

«Cosa devo dire di più?»

«Ah! ah! sappiamo benissimo che colui ha portato nella vostra osteria una quantità di pane rubato, e rubato con violenza, per via di saccheggio e di sedizione.»

«Vien uno con un pane in tasca; so assai dov'è andato a prenderlo. Perchè, a parlar come in punto di morte, posso dire di non avergli visto che un pane solo.»

«Già; sempre scusare, difendere: chi sente voi altri, son tutti galantuomini. Come potete provare che quel pane fosse di buon acquisto?»

«Cosa ho da provare io? io non c'entro: io fo l'oste.»

«Non potrete però negare che codesto vostro avventore non abbia avuta la temerità di proferir parole ingiuriose contro le gride, e di fare atti mali e indecenti contro l' arme di sua eccellenza.»