«Mi lascino andare ora,» disse Renzo: «io non ho che far nulla con la giustizia.»
«Orsù, finiamola!» disse un birro.
«Lo portiamo via davvero?» disse l'altro.
«Lorenzo Tramaglino!» disse il notaio.
«Come sa il mio nome, vossignoria?»
«Fate il vostro dovere,» disse il notaio a' birri; i quali misero subito le mani addosso a Renzo, per tirarlo fuori del letto.
«Eh! non toccate la carne d'un galantuomo, che...! Mi so vestir da me.»
«Dunque vestitevi subito,» disse il notaio.
«Mi vesto,» rispose Renzo; e andava di fatti raccogliendo qua e là i panni sparsi sul letto, come gli avanzi d'un naufragio sul lido. E cominciando a metterseli, proseguiva tuttavia dicendo: «ma io non ci voglio andare dal capitano di giustizia. Non ho che far nulla con lui. Giacchè mi si fa quest'affronto ingiustamente, voglio esser condotto da Ferrer. Quello lo conosco, so che è un galantuomo; e m'ha dell'obbligazioni.»
«Sì, sì, figliuolo, sarete condotto da Ferrer,» rispose il notaio. In altre circostanze, avrebbe riso, proprio di gusto, d'una richiesta simile; ma non era momento da ridere. Già nel venire, aveva visto per le strade un certo movimento, da non potersi ben definire se fossero rimasugli d'una sollevazione non del tutto sedata, o princìpi d'una nuova: uno sbucar di persone, un accozzarsi, un andare a brigate, un far crocchi. E ora, senza farne sembiante, o cercando almeno di non farlo, stava in orecchi, e gli pareva che il ronzío andasse crescendo. Desiderava dunque di spicciarsi; ma avrebbe anche voluto condur via Renzo d'amore e d'accordo; giacchè, se si fosse venuti a guerra aperta con lui, non poteva esser certo, quando fossero in istrada, di trovarsi tre contr'uno. Perciò dava d'occhio a' birri, che avessero pazienza, e non inasprissero il giovine; e dalla parte sua, cercava di persuaderlo con buone parole. Il giovine intanto, mentre si vestiva adagino adagino, richiamandosi, come poteva, alla memoria gli avvenimenti del giorno avanti, indovinava bene, a un di presso, che le gride e il nome e il cognome dovevano esser la causa di tutto; ma come diamine colui lo sapeva quel nome? E che diamine era accaduto in quella notte, perchè la giustizia avesse preso tant'animo, da venire a colpo sicuro, a metter le mani addosso a uno de' buoni figliuoli che, il giorno avanti, avevan tanta voce in capitolo? e che non dovevano esser tutti addormentati, poichè Renzo s'accorgeva anche lui d'un ronzío crescente nella strada. Guardando poi in viso il notaio, vi scorgeva in pelle in pelle la titubazione che costui si sforzava invano di tener nascosta. Onde, così per venire in chiaro delle sue congetture, e scoprir paese, come per tirare in lungo, e anche per tentare un colpo, disse: «vedo bene cos'è l'origine di tutto questo: gli è per amor del nome e del cognome. Ier sera veramente ero un po' allegro: questi osti alle volte hanno certi vini traditori; e alle volte, come dico, si sa, quando il vino è giù, è lui che parla. Ma, se non si tratta d'altro, ora son pronto a darle ogni soddisfazione. E poi, già lei lo sa il mio nome. Chi diamine gliel ha detto?»