E d'una stanza in un'altra, trovò una scaletta, e su a tastone, andò alla camera della vecchia, e picchiò all'uscio con un calcio.

«Chi è?»

«Apri.»

A quella voce, la vecchia fece tre salti; e subito si sentì scorrere il paletto negli anelli, e l'uscio si spalancò. L'innominato, dalla soglia, diede un'occhiata in giro; e, al lume d'una lucerna che ardeva sur un tavolino, vide Lucia rannicchiata in terra, nel canto il più lontano dall'uscio.

«Chi t'ha detto che tu la buttassi là come un sacco di cenci, sciagurata?» disse alla vecchia, con un cipiglio iracondo.

«S'è messa dove le è piaciuto,» rispose umilmente colei: «io ho fatto di tutto per farle coraggio: lo può dire anche lei; ma non c'è stato verso.»

«Alzatevi,» disse l'innominato a Lucia, andandole vicino. Ma Lucia, a cui il picchiare, l'aprire, il comparir di quell'uomo, le sue parole, avevan messo un nuovo spavento nell'animo spaventato, stava più che mai raggomitolata nel cantuccio, col viso nascosto tra le mani, e non movendosi, se non che tremava tutta.

«Alzatevi, chè non voglio farvi del male.... e posso farvi del bene,» ripetè il signore.... «Alzatevi!» tonò poi quella voce, sdegnata d'aver due volte comandato invano.

Come rinvigorita dallo spavento, l'infelicissima si rizzò subito inginocchioni; e giungendo le mani, come avrebbe fatto davanti a un'immagine, alzò gli occhi in viso all'innominato, e riabbassandoli subito, disse: «son qui: m'ammazzi.»