«E tu,» riprese poi subito, voltandosi alla vecchia, «falle coraggio che mangi; mettila a dormire in questo letto: e se ti vuole in compagnia, bene; altrimenti, tu puoi ben dormire una notte in terra. Falle coraggio, ti dico; tienla allegra. E che non abbia a lamentarsi di te!»
Così detto, si mosse rapidamente verso l'uscio. Lucia s'alzò e corse per trattenerlo, e rinnovare la sua preghiera; ma era sparito.
«Oh povera me! Chiudete, chiudete subito.» E sentito ch'ebbe accostare i battenti e scorrere il paletto, tornò a rannicchiarsi nel suo cantuccio. «Oh povera me!» esclamò di nuovo singhiozzando: «chi pregherò ora? Dove sono? Ditemi voi, ditemi per carità, chi è quel signore.... quello che m'ha parlato?»
«Chi è, eh? chi è? Volete ch'io ve lo dica. Aspetta ch'io te lo dica. Perchè vi protegge, avete messo su superbia; e volete esser soddisfatta voi, e farne andar di mezzo me. Domandatene a lui. S'io vi contentassi anche in questo, non mi toccherebbe di quelle buone parole che avete sentite voi.»—Io son vecchia, son vecchia,—continuò, mormorando tra i denti.—Maledette le giovani, che fanno bel vedere a piangere e a ridere, e hanno sempre ragione.—Ma sentendo Lucia singhiozzare, e tornandole minaccioso alla mente il comando del padrone, si chinò verso la povera rincantucciata, e, con voce raddolcita, riprese: «via, non v'ho detto niente di male: state allegra. Non mi domandate di quelle cose che non vi posso dire; e del resto, state di buon animo. Oh se sapeste quanta gente sarebbe contenta di sentirlo parlare come ha parlato a voi! State allegra, chè or ora verrà da mangiare; e io che capisco.... nella maniera che v'ha parlato, ci sarà della roba buona. E poi anderete a letto, e.... mi lascerete un cantuccino anche a me, spero,» soggiunse, con una voce, suo malgrado, stizzosa.
«Non voglio mangiare, non voglio dormire. Lasciatemi stare; non v'accostate; non partite di qui!»
«No, no, via,» disse la vecchia, ritirandosi, e mettendosi a sedere sur una seggiolaccia, donde dava alla poverina certe occhiate di terrore e d'astio insieme; e poi guardava il suo covo, rodendosi d'esserne forse esclusa per tutta la notte, e brontolando contro il freddo. Ma si rallegrava col pensiero della cena, e con la speranza che ce ne sarebbe anche per lei. Lucia non s'avvedeva del freddo, non sentiva la fame, e come sbalordita, non aveva de' suoi dolori, de' suoi terrori stessi, che un sentimento confuso, simile all'immagini sognate da un febbricitante.
Si riscosse quando senti picchiare; e, alzando la faccia atterrita, gridò: «chi è? chi è? Non venga nessuno!»
«Nulla, nulla; buone nuove,» disse la vecchia: «è Marta che porta da mangiare.»
«Chiudete, chiudete!» gridava Lucia.
«Ih! subito, subito,» rispondeva la vecchia; e presa una paniera dalle mani di quella Marta, la mandò via, richiuse, e venne a posar la paniera sur una tavola nel mezzo della camera. Invitò poi più volte Lucia che venisse a goder di quella buona roba. Adoprava le parole più efficaci, secondo lei, a mettere appetito alla poverina, prorompeva in esclamazioni sulla squisitezza de' cibi: «di que' bocconi che, quando le persone come noi possono arrivare a assaggiarne, se ne ricordan per un pezzo! Del vino che beve il padrone co' suoi amici.... quando capita qualcheduno di quelli...! e vogliono stare allegri! Ehm!» Ma vedendo che tutti gl'incanti riuscivano inutili, «siete voi che non volete,» disse. «Non istate poi a dirgli domani ch'io non v'ho fatto coraggio. Mangerò io; e ne resterà più che abbastanza per voi, per quando metterete giudizio, e vorrete ubbidire.» Così detto, si mise a mangiare avidamente. Saziata che fu, s'alzò, andò verso il cantuccio, e, chinandosi sopra Lucia, l'invitò di nuovo a mangiare, per andar poi a letto.