Il fatto è che perfin l'Imbonati «mestamente sorride» all'ingenua assicurazione dell'entusiasta Alessandro, e prende coraggio per dichiarargli:
Se non fosse
Ch'io t'amo tanto, io pregherei che ratto
Quell'anima gentil fuor de le membra
Prendesse il vol, per chiuder l'ali in grembo
Di Quei ch'eterna ciò che a Lui somiglia;
Chè fin ch'io non la veggo, e ch'io son certo
Di mai più non lasciarla, esser felice
Pienamente non posso.
Si direbbero parole d'un Paolo Malatesta, spedito al mondo di là un po' prima dell'altrui Francesca!
Comunque, il Manzoni-Beccaria pare leggesse quel suo Carme prima agl'illustri frequentatori della Maisonnette, che se ne saranno felicitati con la signora Giulia; e poi, nel gennaio del 1806, lo diede a stampare, in Parigi stessa, al Didot. Ne furon tirati soltanto cento esemplari; e uno di essi, in pergamena, fu dal figliuolo offerto alla madre, e da questa poi donato, quasi reliquia domestica, ai nipoti. L'esiguo numero delle copie, scrisse un giornale del tempo, fu «appena sufficiente a destare la pubblica curiosità»; onde il Manzoni, e più forse la madre, procurarono che il Carme venisse ristampato in Milano, nel «fatale giorno anniversario della morte del virtuoso Imbonati». All'amico Pagani, cui commetteva quell'ufficio, Alessandro soggiungeva il 12 marzo: «Mia madre dice che un tuo sospiro per lui sarà a lui un omaggio, una consolazione a lei, e che in quel momento le nostre anime saranno unite». E ancora: «Facendo l'edizione di cui ti ho parlato», scriveva, «vorrei che tu aggiungessi al mio nome un titolo di cui mi glorio, e che mettessi sul frontispizio: Alessandro Manzoni Beccaria». Così, «degnato del secondo nome», gli enfatici amici parigini preferivan chiamarlo; e il Le Brun—quel Ponzio Dionigi Le Brun, del quale il Manzoni ha scritto un elogio, che il simile forse mai non scrisse di altri[17]—, donandogli un suo componimento stampato, vi aveva voluto assolutamente scriver sopra: À M.r Beccaria. C'est un nom trop honorable pour ne pas saisir l'occasion de le porter. Je veux que le nom de Le Brun choque avec celui de Beccaria.
Sennonchè il Pagani o non volle o non era più in tempo per contentarlo; e l'opuscolo portò in fronte: In morte di Carlo Imbonati, versi di Alessandro Manzoni a Giulia Beccaria sua madre. E fu bene; e anzi non s'intende come, volendo mantenere la dedica alla madre, ch'è richiesta dal Carme stesso, se ne potesse già spender prima il cognome. Ma fu male che l'amico zelante aggiungesse di suo capo, nella ristampa milanese, una rumorosa dedica a Vincenzo Monti. Gli diceva:
«Al principe de' poeti moderni è certamente convenevole il sacrare un lavoro poetico di giovane ingegno, che già manda gran luce e riempie gli animi bramosi de' letterati di una ferma speranza che nella nostra Italia non verrà interrotta la solita successione dei buoni cultori delle muse. Nè posso credere che questi versi sieno per riuscirvi discari, sendochè Voi stesso, per amor delle lettere, stimolaste più volte l'autore a deporre quella incomoda timidezza che il tratteneva dal pubblicare alcune delle sue molto belle rime, studiandovi con magnifiche e vere lodi renderlo più giusto conoscitore di sè medesimo. Io li presento al pubblico con nuova edizione, giacchè le poche copie della prima fatta in Parigi non hanno bastato alle molte inchieste di coloro, che il plauso universale facea vogliosi di possederli. Questi voti e questi encomi pare che vestano d'un novello lume di verità il vostro vaticinio; che il Manzoni, il volendo, terrà uno de' più eminenti seggi del Parnaso italiano».
È facile intendere quanto dovesse parere inopportuno, intempestivo, goffo, al Manzoni codesto panegirico amichevole; tanto più che allora, stordito dalle immagini e dalle frasi solenni del Le Brun, egli non era in un momento di vivido entusiasmo pel poeta ferrarese. E meno male se il Pagani si fosse fermato lì! Ma egli continuava imperterrito, parlando ora anche in nome del poeta, quasi questi fosse complice di tutto quel po' po' di chiasso fatto intorno alle sue facoltà poetiche:
«Accettate con animo cortese quest'omaggio che l'editore ed il poeta vi offeriscono con fiducia, e continuate loro la vostra benevolenza».