Il Manzoni ne rimase atterrito; e non solamente lui. Al Pagani scrive da Parigi il 18 aprile:
«Più mi sforzo a rileggere quella dedica, e più cresce la nostra meraviglia. E non soltanto noi due, ma tutti quelli che la vedono ne sono stranamente sorpresi. Io avevo parlato ad un Italiano di questa dedica: egli ne domandò conto ultimamente ad uno che l'ha avuta sotto gli occhi. Quando intese che la dedica era pure in nome del poeta, non lo voleva credere assolutamente. È impossibile! questa è la prima parola di tutti quelli a cui ne parlo. E a voi pare una singolarità la nostra!»
Sembra che il maldestro Pagani, per iscusarsi, tirasse fuori—come Monaldo Leopardi, quando voleva indurre il figliuolo a chiamarsi recanatese nella stampa delle sue opere!—l'esempio dell'Alfieri; che il Manzoni ribatte: «Ebbene, Alfieri dedicò; ma a chi e perchè dedicò? Dedicò a sua madre, al suo amico del cuore» (il Gori-Gandellini della Virtù sconosciuta!), «a Washington, al popolo italiano futuro, ecc. ecc.». E scrisse un articoletto di protesta, che mandò al Pagani, scrivendogli: «Spero che la ragione, l'amicizia e la delicatezza ti persuaderà di pubblicarlo; ad ogni modo è in te il farne quello che ti pare». Che ne doveva parere al disgraziato amico? Quel che sappiamo di sicuro è che, il 30 maggio, Alessandro gli risponde rasserenato e carezzoso:
«Parco di fogli sgorbiator ben fia Che tu mi chiami; ma non posso credere che nasca in te dubbio intorno alla mia vera, calda, eterna amicizia per te. Del comune dispiacere non se ne parli più. Veggo che il rimedio sarebbe peggiore per te di quello che il male sia stato per me. Piacerai che tu conosca che non a torto io ebbi disgusto del fatto. Nè già mi piace per amore della mia opinione, o per vana pretensione non compatibile coll'amicizia, ma perchè questo mi conferma la rettitudine della tua mente. Vivi dunque sicuro che in nessuna occasione non ne farò mai parola in stampa.... Non so se mia madre, la mia amica, aggiungerà due righe a questa lettera. In ogni caso, ella t'ama in me e con me: ti ama dunque assai. Speriamo non lontano il momento, nel quale io ti riabbraccerò, ella abbraccerà l'amico del suo Alessandro, e per conseguenza il suo».
X.
Donna Giulia aggiunse, se non proprio le «due righe», «una riga», che è questa:
«Caro Pagani, accettate una riga anche da me. Vorrei potervi persuadere che non posso nè stimare nè apprezzare persona più di voi. Non iscrivo leggermente, nè per modo di dire: accettate dunque questi miei sentimenti.
La nostra prolungata lontananza dall'Italia cambia molte circostanze; ma io amerò sempre il primo e vero amico del mio Alessandro, e mi dispongo a consacrare la mia vita a quella che sarà la compagna del mio Alessandro e la madre de' suoi figli.
Addio, ottimo giovane e buon amico: vi scriveremo dalla Svizzera. Se mai andate a Milano quando Zinamini sarà di ritorno, vogliate visitare quella tomba sacra: un vostro puro vale sarà aggradito da Lui, sarà accetto dal mio povero cuore. Non crediate ch'io faccia ad altri questa preghiera».
Era dunque deciso, e autorevolmente, che Alessandro dovesse vincere l'antica sua ripugnanza al matrimonio: antica e, a sentir lui, forte ripugnanza; «aversion», scriveva con nuova ingenuità al Fauriel il 19 marzo 1807, «que le spectacle affreux de la corruption de mon pays avait fait naître, et que la part que je prenais un peu (et voilà ma honte) à cette corruption n'avait fait qu'augmenter». Ripensarono per un momento alla fanciulla da lui conosciuta nel 1801; ma, ohimè!, trovarono ch'era oramai maritata! Il Manzoni stesso così narra il comico episodio, nella lettera or ricordata, del 19 marzo 1807, da Genova, al Fauriel: