[5] Mi pare opera vana l'arrabattarsi che altri fa per dare a quell'epigramma un'interpretazione meno ripugnante. Notò con l'usata ponderazione Cesare Balbo, non certo sospetto di poca stima pel grande lombardo: «Il Monti fu più ingegno che animo dantesco; e le mutazioni di lui furono più d'arrendevolezza che d'ira. Quindi l'imitazione più esterna: nella forma sola e nelle immagini».
[6] Cfr. Mascheroniana, c. II:
Vôta il popol per fame avea la vena;
E il viver suo vedea fuso e distrutto
Da' suoi pieni tiranni in una cena.
Squallido, macro il buon soldato, e brutto
Di polve, di sudor, di cicatrici,
Chiedea plorando del suo sangue il frutto;
Ma l'inghiottono l'arche voratrici
Di onnipossenti duci, e gl'ingordi alvi
Di questori, prefetti e meretrici.
[7] Cfr. Bonghi, Opere inedite o rare di A. M., I, 101.
[8] Fabris, op. cit., 89-93.
[9] Fabris, op. cit., 90.
[10] Qui è un'allusione al sonetto pariniano Rapì de' versi miei..... (nella mia edizione delle Poesie; Milano, Hoepli, 1900, p. 97); dove da Amore si fa dire a Citerea:
. . . . .O madre, a te sia il dono accetto,
Ben che non molta in questi carmi ho fede,
Se non mentisce del cantor l'aspetto
E l'usurpata chioma e il debil piede.