LETTRE A M. C***
SUR L’UNITÉ DE TEMPS ET DE LIEU
DANS LA TRAGÉDIE.
AVVERTENZA
La Lettera seguente non fu, la prima volta, pubblicata dal Manzoni; bensì dal Fauriel, insieme con la traduzione francese delle due tragedie, a Parigi, nei primi mesi del 1823.[1026] Fu ristampata varie volte, e da varii, in Italia (p. es. in fondo al volume «Tragedie ed altre poesie di A. M. milanese, con l’aggiunta di alcune prose sue e di altri, ediz. 2ª fiorentina;[1027] Firenze, tip. all’insegna di Dante, 1827»; e nell’altra: «Opere di A. M. in versi e in prosa; Firenze, Passigli, 1836»); e finalmente dal Manzoni medesimo tra le Opere varie, nel 1845. Non vi fece alcun ritocco.
Fu scritta durante la lunga dimora, che fu anche l’ultima, fatta dal poeta con la sua famiglia—i figliuoli sommavano già a cinque, e l’ultimo, Enrico, era nato poco prima, nel giugno del 1819, e pendeva dal seno materno—a Parigi. Eran partiti da Milano il 14 settembre del 1819, per la via di Torino, col proposito di traversare la Svizzera; ma, dopo un sol giorno di sosta a Torino, «trovando che sarebbe stata cosa troppo grave il viaggiare con una famiglia tanto numerosa e con bambini tanto piccoli», proseguirono per la più corta. Rimasero nella tanto sospirata, e ricca per essi di tanti cari e diversi ricordi, metropoli francese, otto mesi; e, scriveva a una sua cugina l’amabile signora Enrichetta, «in questo intervallo di tempo abbiamo avuto il dolore di vedere la salute di mio marito non vantaggiarsi in alcun modo». Da qualche anno, a Milano, il Manzoni era afflitto da una grave malattia di nervi; e «noi», soggiungeva l’Enrichetta, «avevamo sperato che il mutamento d’aria e un po’ di distrazione avrebbero contribuito alla sua guarigione». Invece, a Parigi, le cose non eran punto migliorate: «egli ebbe in quella città una malattia assai lunga, che ci tenne molto inquieti:... fu malato per quaranta giorni;... e finalmente,... appena si trovò in condizione d’intraprenderlo, ci rimettemmo in viaggio, per tornare in casa nostra». Viaggiarono a piccole giornate, per non affaticare il convalescente; e l’8 agosto 1820, «nel maggior caldo», giunsero a Brusuglio: «ma noi sopportavamo con piacere ogni disagio, nel desiderio di poterci ritrovare di nuovo tranquillamente in casa nostra»[1028].
La Lettre à m. Chauvet rimase manoscritta nelle mani dell’amico insigne, al quale la prima, e fin allora unica tragedia, era dedicata. Il Manzoni, rimpatriato, gliene domanda conto, con quel garbo signorile ed amabile che gli era abituale, in una lettera da Milano, 17 ottobre 1820:
«J’ai honte de vous parler encore de mon fameux coup de lance contre M. Chauvet, mai je n’en fais ici mention que pour vous dire que dans le cas très probable, que vous jugiez que la publication si tardive de ce pauvre factum ne fût plus convenable, et que venant si long-tems après l’attaque elle n’eût tout-à-fait l’air d’être le produit d’une mémoire d’auteur et d’une rancune vraiment italienne, dans ce cas, dis-je, ne croyez pas me faire la plus petite peine en la supprimant; mais si vous persistez dans la résolution de la livrer à l’empressement du public, il vaudrait peut-être mieux la publier séparément, d’abord pour ne pas retarder encore ou pour ne pas trop vous presser dans votre travail sur le romantique, et pour beaucoup d’autres raisons dont je vous épargne l’ennuyeuse énumération».[1029]
Nel poscritto poi d’un’altra lettera, pur da Milano, il 29 gennaio 1821, ripigliava (pag. 323):