[1087] Cfr. nei Promessi Sposi, cap. ultimo, la similitudine del letto. [B.].
VIII.
Non fu sì santo, nè benigno Augusto,
Come la tuba di Virgilio suona:
L’avere avuto in poesia buon gusto,
La proscrizione iniqua gli perdona.
Orlando Furioso. Canto 35, st. 26.
Dio liberi! La poesia è uno dei più nobili ornamenti della natura umana. Coltivata da tutti i popoli e in tutti i tempi, ella è la viva espressione dei più alti, dei più intimi sensi che possano capire nell’animo dell’uomo. Essa serve mirabilmente a rappresentare come esistente quel bello morale, che è così vero nei nostri desiderj e nelle nostre idee, ma che non ci è dato vedere in questa vita così interamente come noi lo immaginiamo; e a questo modo consola e migliora gli uomini. Ma se ella dovesse stortare i nostri giudizj, pervertire i nostri sentimenti sul bene e sul male, sarebbe una peste, un vitupero, un flagello. «La proscrizione iniqua gli perdona»! Mai no, messer Ludovico. Virgilio all’incontro non ha potuto far perdonare a sè medesimo la sua indegna adulazione. Per quanto gli uomini amino i bei versi, amano ancor più la sicurezza e la vita, e le eterne idee della giustizia; e le orribili carneficine non si dimenticano per le lodi d’un poeta. Se l’indegnazione contro l’ingrato, vile, e crudele pupillo di Cicerone, non si è manifestata sempre così vivamente nella memoria dei secoli come si conveniva, è da attribuirsi non già al giudizio di Virgilio, ma sibbene alla potenza de’ suoi successori, come avverte il Machiavelli. Ma tanto è vero che le lodi dei poeti non bastano a corrompere il giudizio dei posteri sulle azioni dei potenti, come vorrebbe qui far credere l’Ariosto, ch’egli medesimo mostra di non dar nessun peso a quelle lodi, dicendo che
Non fu sì santo, nè benigno Augusto,
Come la tuba di Virgilio suona;