E l’Epistola, che l’enfatico poeta aveva pubblicata nel 1790 in fine della sua prima ed anche più famosa tragedia, Charles IX ou l’école des rois, era andata molto ai versi del Pellico; che nel Conciliatore del 7 febbraio 1819 scriveva:
«La sua Epistola a Voltaire è uno dei poemi che, dal 1800[?] in poi, sono stati accolti in Francia con maggiore applauso: essa fruttò all’autore un decreto di destituzione, e un’infinità di mercenarie invettive in tutti i fogli periodici; ma queste, come sempre avviene delle persecuzioni, non diedero fuorchè un più vivo risalto al perseguitato».
Il futuro narratore delle Mie Prigioni sentiva ribollirsi in petto quei medesimi spiriti impazienti di libertà; e non lesina davvero la lode al poeta che Beniamino Constant giudicava «le plus beau talent de son époque, comme auteur dramatique»[113]. Si esalta quando, nel Charles IX, l’ode, con accento alfieriano, inveire contro i tiranni di diritto divino, e, nel Caio Gracco, levare il grido, contro la non meno abbominevole tirannia della plebe ubriaca, Des lois et non du sang!; quando, nel Timoleone (1794), ne ascolta l’alfieriana protesta contro i nuovi decemviri del Terrore, e, nel Tiberio (1810), lo vede disegnare «coi tratti più veri l’uomo, di cui tutti guardavano l’immagine venerandola o tremando». Eppure, un così ardente rivoluzionario nelle idee politiche era perseverantemente stato, com’ebbe a notare il Constant, «le partisan le plus zélé de toutes les entraves léguées par Aristote et consacrées par Boileau». Ma non fu tale anche il liberissimo Alfieri? Anzi, non anche il Foscolo, pur sospettato di aver voluto coll’Ajace alludere, nel carattere del protagonista «all’esilio del generale Moreau, e nella spregiata santità di Calcante alle sciagure di Pio VII, e nell’ambizione d’Agamennone alla fraudolenta onnipotenza di Napoleone»?[114] E forse appunto lo Chénier fornì al Pellico l’esempio di quell’improvvisa tirata lirica di Paolo, nella Francesca, ch’è un anacronismo storico e una stonatura artistica.
Nella 1ª scena dell’atto III del Charles IX, a un certo momento, Le Chancelier de l’Hôpital esce in queste profetiche esclamazioni:
Quel exemple aux mortels qui portent la couronne!
Laissons faire le temps; à la grandeur du trône
On verra succéder la grandeur de l’état:
Le peuple tout-à-coup reprenant son éclat,
Et des longs préjugés terrassant l’imposture,
Reclamera les droits fondés par la nature;